di Donato Salzano*
Il diritto di scelta sul fine vita a beneficio di tutti e non solo per pochi o per chi può permettersi di andare in Svizzera.
Tu che sei il primo eletto tra i consiglieri regionali, deposita in consiglio a prima firma la nuova proposta di legge che recepisca la recente sentenza della consulta come già fatto dalla Regione Toscana. Così da dare seguito al tuo impegno in campagna elettorale negli studi di Sky. Dopo le coraggiose iniziative di Eugenio Giani e Alessandra Todde in Sardegna, la tua in Campania per interrompere una continuità De Luca/Conferenza Episcopale della scorsa consigliatura.
Nel diritto civile il contrario di erga omnes (locuzione latina che significa “nei confronti di tutti”) è inter partes (tra le parti), che indica appunto gli effetti giuridici limitati alle parti in giudizio. Il primo attiene alla generalità della norma, il secondo riguarda solo gli effetti di un atto giuridico, come un accordo o una sentenza, che si producono soltanto tra i soggetti che vi hanno preso parte, senza coinvolgere terzi o estranei. Quel principio del diritto civile, opposto a erga omnes, il valido per tutti.
Si sa, il peggior crimine è quello di rimanere con le mani tra le mani. Tutti attendono una legge dal Parlamento. Che sappia togliere appunto la patata bollente dalle mani del legislatore regionale sulle questioni sociali che riguardano milioni e milioni di persone, a cui non vogliono e non possono dare una risposta in termini di diritto.
A fronte però dei tantissimi che non hanno il coraggio e la forza di farlo, costretti a subire nel silenzio delle mura domestiche le più atroci e indicibili sofferenze, quelli che magari non hanno i denari per andare in Svizzera e si affidano al buio della clandestinità e incontrano negli ospedali sempre meno medici compassionevoli, ma sempre più spesso i tanti farabutti.
A queste donne e a questi uomini possiamo ancora chiedere di attendere dal 2019 (sentenza Corte Costituzionale Dj Fabo-Cappato) che il Parlamento legiferi in materia?
A questi possiamo proporre il vorrei ma non posso o il domai di questo pavido ceto politico?
Dobbiamo e possiamo contrapporre agli alibi e le menzogne, il coraggio testardo dell’alternativa nonviolenta.
Certo la durata è la forma delle cose, quale testarda continuità nella lotta, il rialzarsi un attimo dopo le sconfitte, anzi rivendicarle oltre il momento in sé, combattere per perseguire un obiettivo possibile anziché quello più probabile.
A questa classe dirigente, nessuno escluso, di conservatori a tratti persino reazionari, contraria alla Costituzione e al dettato della Corte. Un Governo e un ceto politico di pavidi ignavi, che impedisce al Parlamento di legiferare per imporre a tutti la propria morale, sia da parte degli uni che degli altri, utile a giustificare lo status quo, il rinvio sine die, alle (Sic!) calende greche, per impedire con modalità spesso violente l’affermarsi dello Stato di diritto e del senso comune (gli anglosassoni lo chiamano “common sense”). Il battersi per il possibile contro il probabile, al diritto di candidatura il mio “Diritto di Tribuna”, che non certo si esaurisce con la campagna elettorale alle regionali.
Il continuo riproporre il metodo di un divenire, quale forma e durata dell’azione militante nell’adagio pannelliano di una “Unione laica delle forze”, da contrapporre all’egemonia togliattiana di una “Unità delle forze laiche”. Al fronte del probabile dei tanti casi “inter partes”, scegliere di concepire un possibile “erga omnes”, finalmente fruibile da tutti in termini di diritto e dei diritti.
*segretario
associazione radicale
Maurizio Provenza

