Le “bombe” d’acqua degli scorsi giorni non hanno certo aiutato. Eppure il problema, presente già da tempo, si è acuita dopo le copiose piogge del weekend, e ora necessita con urgenza di una soluzione per non rischiare di gettare ancora di più lo sport cittadino in una crisi irreversibile. Minuti finali di Genea Lanzara-Fondi, alla Palestra Palumbo il club salernitano si avvicina ad archiviare l’ennesima vittoria stagionale, la sesta in altrettante partite di campionato di serie B. A risuonare, con un punteggio già largo, è il fischio dell’arbitro, che crea curiosità tra le due squadre e tra i tifosi presenti in tribuna.
Nessuno, dalle due panchine, ha chiamato timeout, ci vogliono alcuni secondi prima di comprendere il motivo dell’interruzione. Dal tetto dell’impianto sportivo di Torrione sito all’interno della Caserma Guide scende copioso un rivolo d’acqua, dal soffitto l’acqua è arrivata in campo, alzando lo sguardo è impossibile non notare alcune macchie che nelle ultime settimane si sono allargate a vista d’occhio. Attimi di incertezza a cronometro fermo, a serio rischio anche la convalida del risultato e dell’ennesima vittoria della Genea Lanzara, il consulto tra arbitro e ufficiali di gara dura diversi minuti.
Alcuni tifosi abbandonano l’impianto, qualcuno appassionato resta, altri rumoreggiano nel tentativo di scacciare gli spettri di una gara decisa da fattori esterni, anzi atmosferici. Dopo un lungo conciliabolo il peggio, almeno per il momento, è evitato, la squadra salernitana si prende il successo meritoriamente conquistato sul campo, i dubbi sul futuro però restano. E impongono risposte immediate, per non privare Salerno di un altro impianto sportivo, sarebbe l’ennesima beffa dopo la chiusura della piscina Vitale, l’imminente abbattimento del Palatulimieri, l’abbandono totale dello stadio Vestuti e le attese infinite per vedere un PalaSport degno di questo nome e un Arechi rimesso a nuovo come da promesse di anni passati. La Palestra intitolata al Caporale Antonio Palumbo, una delle tre vittime mietute dalle Brigate Rosse nella Strage di Salerno dell’agosto 1982, è casa non sono della Genea Lanzara, ma anche dalla Jomi Salerno. Dieci scudetti, prestigio fatto di storia e trofei, competizioni internazionali disputate tra le mura amiche, eppure un rischio da scongiurare al più presto. Serve un intervento di ripristino del tetto, il problema persiste da tempo ed è stato già diverse volte segnalato ai vertici militari della Caserma Guide, ora dopo le ultime criticità serve un’accelerazione importante. Che dipende tuttavia non dal Ministero della Difesa, quanto dal Demanio, per un iter burocratico che rischia di non essere così snello. La sensazione è che di tempo non ce ne sia molto, Salerno rischia di perdere anche la casa della pallamano cittadina…

