Salerno, petizione in difesa della vecchia darsena

La bocciatura del progetto di eliminare la vecchia darsena annunciato venerdì da Vincenzo De Luca in diretta televisiva, è stato accolto senza dubbio con soddisfazione da quanti, ieri mattina, si sono ritrovati al circolo Canottieri Irno per rilanciare la battaglia contro il nuovo piano portuale. Tuttavia per quanto significativa il risultato raggiunto è stato giudicato ancora insufficiente.
«Quello che vogliamo – dice Enzo Ragone, tra gli animatori dell’iniziativa – è l’impegno di tutti i candidati sindaco a non consentire la cancellazione di un’area storica della città attraverso un piano che prevede solo colate di cemento e, soprattutto, chiediamo la tutela delle attività imprenditoriali che insistono in questa area».
Ed è stato proprio il coinvolgimento degli operatori economici – dalla cantieristica, ai trasporti marittimi, alla pesca – l’elemento di maggior interesse dell’appuntamento, perché il quadro che è emerso a seguito dei vari interventi ha rappresentato una riflessione ad ampio spettro sul comparto marittimo cittadino. Riflessione importante, perché completamente assente nel dibattito salernitano, ma che nella sua frammentarietà ha ben evidenziato il grande limite della città: la mancanza di una visione d’insieme, capace di integrare, in maniera efficace e sostenibile, le diverse componenti del comparto mare in un progetto di crescita dell’economia cittadina.
Le criticità evidenziate dai rappresentanti del settore della pesca – circa 70 milioni di fatturato annuo, con l’80% della flotta tonniera nazionale che è salernitana – si uniscono a quelle rilevate da Marcello Gambardella di Travelmar e a quelle messe in luce da Francesco Cappuccio, rappresentante di quei Cantieri Soriente destinati ad essere smantellati se il progetto di colmare la darsena fosse attuato.
A tutto questo si aggiungono le preoccupazioni dei cittadini per l’impatto ambientale prodotto dal traffico pesante in entrata ed uscita dallo scalo commerciale, nonché dai fumi prodotti dalle navi, in particolare le grandi navi da crociera, ormeggiate in porto.
Criticità e problemi reali, senza dubbio, che tuttavia vanno a comporre una lista di doglianze disomogenea e zoppicante – ad essere generosi – sul fronte della proposta.
La speranza è che da questa iniziativa – che sarà sostenuta da una petizione popolare – possa nascere qualcosa di simile a degli stati generali del mare, un momento di riflessione attraverso il quale immaginare un nuovo rapporto della città di Salerno con il mare. Riflessione che deve prendere le mosse da alcuni dati di fatto incontestabili: il porto commerciale è destinato a restare lì dov’é, inutile fantasticare di spostamenti irrealizzabili, e deve fare i conti con la mancanza di un’area retroportuale prossima da destinare alla logistica. Così come non si può prescindere da una attenta riflessione sui fallimenti del passato, dalla mancata realizzazione dell’interporto a Battipaglia al flop del progetto di delocalizzare le attività cantieristiche nell’area Pip di Capitolo San Matteo.
Forse così si potrà arrivare a trasformare Salerno da città sul mare, quale attualmente è, a città di mare.

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