Il “regalo di Natale” del governo Meloni per gli italiani arriva con qualche giorno di ritardo rispetto al calendario, ma si fa notare. E non poco: dal 1° gennaio sono scattati numerosi aumenti di tariffe ed accise, destinati a colpire in particolare il settore dei trasporti e della mobilità.
Un regalo avvelenato soprattutto per i cittadini campani, chiamati a fare i conti – letteralmente – con un aumento dei pedaggi autostradali superiore alla media nazionale. A fronte di un rialzo medio dell’1,5% delle tariffe, quanti usufruiscono della Napoli – Salerno dovranno invece sborsare l’1,9% in più rispetto a quanto pagato nel 2025.
Il provvedimento che fa il paio con l’aumento delle accise sul diesel di quattro centesimi al litro – tecnicamente un “riallineamento”, ma chi non ricorda la promessa di abolizione delle accise lanciata da Giorgia Meloni durante la campagna elettorale? – ha provocato l’immediata levata di scudi di diverse organizzazioni sindacali, pronte a denunciare il pericolo di un ulteriore peggioramento di una situazione socio-economica già non particolarmente florida in Campania.
«L’aumento del pedaggio – dichiara Luigi Vicinanza, segretario nazionale Cisal Metalmeccanici – è un colpo pesante per lavoratori, professionisti e imprese. Non possiamo continuare a pagare sempre di più per servizi che restano inadeguati. La manutenzione, i tempi di percorrenza e la sicurezza sulle tratte non sono migliorati, eppure chi viaggia ogni giorno è chiamato a sostenere rincari continui».
Di qui la richiesta ai sindaci ed ai presidenti di provincia campani di mobilitarsi per dare vita ad un tavolo di confronto dedicato ai temi della mobilità ed al caro pedaggi: «Se non interveniamo ora – dice ancora Vicinanza – i rincari finiranno per colpire duramente l’economia locale e la qualità della vita dei cittadini». (cult)

