Salerno, la rivoluzione gentile di Elisabetta Barone

«Semplice non vuol dire banale, ma essenziale. E per noi essenziale è una vita quotidiana dignitosa e curata».
Così Elisabetta Barone ha motivato la scelta del nome della lista – “Semplice Salerno” – che sostiene la sua candidatura a sindaco. Una lista «composta da trentadue cittadini che hanno deciso di mettersi in gioco per rinnovare la nostra città».
Ed il programma di “Semplice Salerno’ è tutto declinato sulla necessità di rimettere in moto la città, intervenendo con una profonda riorganizzazione della macchina amministrativa, restituendo centralità al consiglio comuale – «È quello il luogo delle decisioni che riguardano la città, non le segrete stanze» chiosa Elisabetta Barone – ma soprattutto restituendo ai salernitani la possibilità di fruire di luoghi e spazi che in questi anni sono “scomparsi” dalla mappa della città, in particolare nel centro storico, quartiere che sempre più ha smarrito la propria identità.
«Abbiamo bisogno di ritornare ad essere dinamici – dice Barone – di restituire vitalità e identità alla città. Orgoglio, bellezza, trasparenza. Perché possano arrivare imprenditori che non vogliono predare ma costruire un futuro insieme a noi».
Per far questo presupposto indispensabile è quello di intervenire in maniera radicale sull’attuale assetto della macchina comunale, ad inziare dalla gestione delle società partecipate: «Abbiamo bisogno di rendere efficienti i nostri uffici, evitare doppi dirigenti che lavorano sulle stesse cose. Per dare immediata realizzazione a quelli che sono i progetti ed i programmi per questa città, non possiamo rimanere fermi al 1993».
In questa ottica rientra la proposta di affidare ad un esperto di marketing territoriale il compito di rilanciare l’immagine della città, seguendo l’esempio di altre città italiane.
E poi c’è il grande tema della riappropriazione degli spazi pubblici, ad iniziare dalla necessità di una nuova disciplina per la gestione delle prorpietà comunali.
«Noi diciamo basta alla cementificazione selvaggia – prosegue Barone -, abbiamo bisogno di riqualificare gli spazi, sopratttuo quelli pubblici. Ma la riqualificazione non è solo ristrutturazione edilizia, gli spazi pubblici vanno ristrutturati dall’interno, il che significa avere un regolamento per l’assegnazione degli stessi. Non ti posso consegnare un bene pubblico e tu poi lo utilizzi come se fosse casa tua; occorre un regolamento che dica a quali condizioni sia possibile utilizzare quei luoghi, con orari decisi dal comune e quali servizi ci si impegna a fornire in cambio. Questo significa recuperare spazi per i cittadini».

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