Le grandi manovre sono già cominciate. La prossima chiamata al voto per Palazzo Guerra è forse ancora lontana sul calendario, ma non nei ragionamenti della politica cittadina. Il conto alla rovescia è già partito e conduce alle dimissioni del sindaco Napoli e, subito dopo, al ritorno in campo di Vincenzo De Luca. Dopo dieci anni alla guida della Regione, l’ex presidente della Campania si prepara a rimettere piede nella città che ha amministrato per quattro volte e che, dal 1993 a oggi, ha vissuto stabilmente sotto la sua leadership politica. Ma a pesare, questa volta, saranno le scelte a Palazzo Santa Lucia. È lì che si definiranno assetti di governo regionali ed equilibri politici destinati a riflettersi anche sul quadro cittadino. Molto dipenderà dalla composizione della nuova giunta guidata da Roberto Fico, attesa prima della fine dell’anno, e dal rispetto dei rapporti di forza emersi alle elezioni regionali. Uno su tutti: quello con A Testa Alta, la civica di ispirazione deluchiana, terza forza della coalizione che ha portato alla vittoria l’ex presidente della Camera. Se l’assetto campano dovesse trovare una sua stabilità, il riflesso naturale sarebbe la riproposizione anche nel perimetro salernitano di un centrosinistra al completo a sostegno di De Luca. Con l’ingresso per la prima volta in coalizione – e a quel punto a Palazzo Guerra – del Partito democratico. Ma la trasposizione non è automatica. Né indolore. Il campo progressista cittadino resta infatti attraversato da fratture mai ricomposte. Il Movimento Cinque Stelle continua a mantenere una distanza strutturale dall’ex sindaco, pur con un peso elettorale limitato in ambito urbano. In questo spazio si colloca il nome di Claudia Pecoraro, che resta sul tappeto come possibile riferimento di una coalizione alternativa di sinistra, aperta anche a forze civiche portatrici di una diversa idea di governo della città. Accanto a Pecoraro, e sullo stesso tavolo, restano altri nomi. Tra questi quello di Andrea De Simone, già parlamentare e presidente della Provincia in giovane età, oggi dirigente regionale di Sinistra Italiana e figura di peso dell’opposizione politica a De Luca. Un profilo alto, più defilato ma tutt’altro che marginale nel ragionamento di una possibile alternativa. Il suo nome era già circolato alle amministrative del 2021 e oggi torna a farsi strada. Sottotraccia ma con forza. Tuttavia, qualora lo scenario dovesse evolvere verso uno scontro politico netto – come avvenne nel 2006, con De Luca e le sue liste civiche da una parte e il centrosinistra dall’altra a guida del senatore Alfonso Andria – il nome destinato a emergere con maggiore forza è quello di Gianfranco Valiante, sindaco di Baronissi per due consiliature. Un profilo amministrativo solido, una storia politica articolata, una recente rottura con De Luca maturata alle regionali, dove ha scelto di collocarsi in un’area centrista alternativa che riconosce nel sindaco di Napoli Gaetano Manfredi il proprio riferimento politico. È attorno a Valiante che, in caso di strappo, potrebbe compattarsi una coalizione con l’ambizione di contendere realmente la guida della città. Su questo terreno si muove il cantiere centrista. L’ipotesi sul tavolo è quella di una lista unica con doppio simbolo – Casa Riformista e Popolari e Moderati – capace di pesarsi all’interno di un’alleanza politica con De Luca oppure, in caso di mutamento dello scenario, di giocare un ruolo autonomo indicando un candidato autorevole. Insomma il quadro è in movimento. A Salerno, più che altrove, chi sbaglia tempi e posizionamenti rischia di restare fuori dalla partita. Fin dall’inizio. Perché la corsa per Palazzo Guerra, ormai da trent’anni, appare storicamente segnata.

