Per i processi c’è tempo, per le giuste analisi e gli accorgimenti necessari, per dirla alla Baglioni, la vita è adesso. Nessun dramma, equilibrio come parola chiave in casa Salernitana all’indomani del ko esterno, il primo in stagione, a margine dello scontro diretto con il Catania. Inevitabile che la sconfitta lasci un sapore amaro in bocca, specie se arrivata per errori e distrazioni proprie più che per meriti di un avversario apparso inizialmente anche più contratto e sotto pressione rispetto a una “spensierata” Salernitana, per gran parte del primo tempo in controllo del match. Eppure, alzi la mano chi non avrebbe firmato per ritrovarsi al primo posto – seppur in condivisione, seppure con il Benevento – dopo dieci giornate, a dispetto di qualche rimpianto, e pure di qualche pacca della buona sorte all’alba della nuova stagione. Smaltire le scorie della trasferta del Massimino e rialzare la testa, come peraltro ribadito a mezzo social da Armando Anastasio e Antonio Donnarumma, due tra i più esperti dell’intero gruppo a disposizione di mister Raffaele. Unità e spirito di gruppo, valori che per i due calciatori una sconfitta, per quanto bruciante, non può mettere in discussione. Al tecnico granata, alla ripresa dei lavori di oggi dopo un giorno di riposo concesso ai suoi, il compito di analizzare al Mary Rosy le cose che non hanno funzionato. In programma in mattinata anche la risonanza magnetica per Roberto Inglese, uscito con un ginocchio malconcio dalla sfida del Massimino. La prima gara chiusa senza nemmeno un gol all’attivo impone riflessioni sulla conferma di un 3-4-1-2 probabilmente non sostenibile sempre e comunque da parte della Salernitana, specie contro avversari più attrezzati di Cavese e Monopoli. Il peso offensivo non si è tramutato in pericolosità e azioni da rete, da valutare anche la necessità di puntare, almeno in questo specifico momento della stagione, su questo sistema di gioco per forza di cose. Qualcosa deve essere cambiato nella testa e nelle valutazioni di Raffaele per abbandonare momentaneamente il 3-5-2, e nelle idee di calcio aggressivo e di ritmo del trainer ex Cerignola appare lampante la mancanza di una mezzala mancina che abbini quantità e qualità. È oggettiva l’uscita dalle rotazioni di Varone, che, spesso in affanno, continua a collezionare scampoli o panchine, così come di Knezovic, che per spiccate caratteristiche offensive non fornisce ancora le giuste garanzie dal punto di vista tattico, l’infortunio di de Boer, poi, (che pure è più mediano che interno), ha fatto il resto. Qualche riflessione andrà fatta anche sulla posizione di Ferraris, che dopo tre reti di fila si è fermato, e non è un caso che lo stop coincida con l’arretramento sulla trequarti, così come il passaggio da una mediana a tre a quella a due, limiti anche la spinta degli esterni.
Guai però a buttare però il bambino con l’acqua sporca, perché al Massimino più dell’aspetto tattico a deludere le aspettative è stata la mancanza di qualsivoglia reazione, proprio il punto di forza della Salernitana fino a ieri l’altro. Fino al gol di Cicerelli, infatti, sembrava più contratto il Catania che la stessa Salernitana, che ha mostrato comunque buone cose, oltre a buon approccio iniziale, a differenza di quello nella ripresa, quando sono emerse nuovamente le lacune in fase difensiva. C’è tutto il tempo per metabolizzare, analizzare e poi mandarla giù, poi spazio al derby con la Casertana, quale occasione migliore per riaccendere l’entusiasmo in città e nello spogliatoio? La scenografia in Curva Sud è già annunciata, il primo dato di prevendita dice di 2300 biglietti venduti, considerati i 5289 supporters abbonati quota 7500 è già superata.

