C’è sempre una prima volta, alcune però, sono dolcissime. E permettono di far tornare, almeno per un po’, il sereno in casa Salernitana, che si gode la seconda vittoria di fila e spera di aver dato al Viviani il via a un nuovo inizio. Il blitz di Potenza, il secondo consecutivo in trasferta, manda infatti in rassegna una serie di segnali di luce sui quali provare a costruire un nuovo futuro radioso. A partire, ad esempio, dal terzo clean sheet di fila. Mai, prima d’ora in stagione, la formazione di Giuseppe Raffaele era riuscita a mantenere la porta inviolata così a lungo: merito di un Galo Capomaggio autentico leader, che da quando spostato al centro della retroguardia ha saputo guidare il reparto con innata personalità, ma anche di un Filippo Berra in costante crescita. Attento, preciso, solido, l’ex Crotone di giornata in giornata sta migliorando gradualmente il proprio rendimento lasciandosi definitivamente alle spalle l’esordio choc di Siracusa. C’è poi la prima volta da titolare di Matteo Arena, che pure in terra sicula, ma a gara in corso, aveva bagnato un debutto maledetto. Espulsione dopo 20′ dal suo ingesso in campo, due giornate di squalifica e tanta amarezza, ma anche una nuova chance offertagli dall’emergenza difensiva (out Anastasio e Matino, Golemic non al meglio), sfruttata alla grande. Fisicità, tempismo, e pochissimi pericoli corsi dalla sua parte. C’è poi la prima volta senza “corto muso”, con la Salernitana che può godersi finalmente un successo con più di una rete di scarto dopo ben 13 vittorie su 13 arrivate di misura. Qualche minuto, con il raddoppio sul Sorrento arrivato in pieno recupero, di tranquillità bramato a lungo, senza dover tremare fino all’ultimo traversone sbilenco. Ci sono infine le prime volte di Facundo Lescano ed Emmanuel Gyabuaa, con l’argentino autore proprio del 2-0 che ha chiuso i conti prima del triplice fischio. Prestazione totale della punta ex Avellino, in gol all’esordio ma soprattutto capace di rivitalizzare l’attacco granata. Appoggi, sponde, attacco alla profondità, un palo di testa e l’assist per Villa, prima del gol divorato a tu per tu con l’estremo difensore avversario ma soprattutto del raddoppio di furbizia e cinismo. Meno appariscente ma non per questo meno sostanzioso l’apporto del mediano di origini ghanesi, subito a suo agio in mezzo al campo, tra chiusure, palloni difesi e recuperati, e anche un paio di guizzi nel finale, quando tutti calavano e il suo livello invece saliva. Un paio di sgroppate con altrettante imbucate interessanti proprio per Lescano, a ribadire l’assoluta utilità potenziale del suo innesto. C’è sempre una prima volta, alcune però sono dolcissime.

