Doveroso mettere un punto e iniziare il foglio bianco. Ad ogni passaggio dal 31 dicembre al primo gennaio, più o meno tutti si cimentano nei bilanci, analisi, valutazioni di 365 giorni che ormai sono già passato. Tocca anche alla Salernitana intesa come società, ai tifosi granata ed a chi per mestiere ne racconta le gesta quotidiane.
Del 2025 appena finito nel cassetto della memoria ci va di conservare innanzitutto tre immagini. La prima è dello scorso campionato di B, quello finito con la farsa orchestrata dalla Lega e dalla Figc a braccetto, conclusasi con lo spareggio tra i granata e la Sampdoria. Ecco, l’immagine da salvare è sicurmente quella dell’ultima partita del torneo. Al Tombolato – casa del Cittadella – la Salernitana di Marino si ritrovò scortata da un manipolo di sognatori ad inseguire un sogno salvezza. Una vittoria – quella in terra veneta – che fece gioire chi si sobbarcò quasi 1700 chilometri partendo da retrocessi e tornando a casa con uno spareggio da giocare.
La seconda immagine è il gruppo guidato da Giuseppe Raffaele gioire – insieme alla Sud Siberiano – per la vittoria nel derby con la Cavese, segnale di uno spogliatoio unito e compatto.
La terza è purtroppo quella legata alla scomparsa di un grande della Salernitana degli anni ‘90: Carlo Ricchetti. Per lui cori, striscioni ed anche una maglia speciale in ricordo di quel CR7 che faceva impazzire le difese avversarie.
Per il resto, da salvare c’è ben poco.
Il credito che ha la gente di Salerno è ancora molto alto e la società di Danilo Iervolino è obbligata a dare risposte concrete dopo due clamorose retrocessioni di fila. Non perchè Salerno ha perso la serie A ed il palcoscenico del campionato dei campioni, ma perchè gli ultimi due tornei di A e di B hanno visto la squadra granata essere lontana mille miglia dal cuore dei tifosi.
L’anno 2025 passerà agli archivi come uno dei peggiori della storia granata, almeno nella prima parte. Il girone d’andata del campionato di C vede invece una squadra che mostra delle qualità e dei valori ma che è palesemente incompleta per poter competere davvero per la vittoria finale.
Da anno horribilis a nuova era dei granata il passo è lungo ed impegnativo. Tocca a chi tiene le redini della società imboccare la strada giusta. Lo si deve a questa piazza che nonostante le mortificazioni ricevute non ha mai lasciato sola la squadra. Lo si deve a quegli innamorati pazzi che sui gradoni dell’Arechi o in giro per lo stivale fanno risuonare la voce di Salerno. Lo si deve alla storia della Bersagliera, impastata di polvere e gloria.
E che il 2026 sia solo l’inizio di un futuro meraviglioso.

