Russia 2018, il mondiale delle novità e della seconda stella della Francia

Il Mondiale di calcio del 2018 non è stato solo un torneo sportivo, ma uno spartiacque geopolitico e tecnologico che ha ridefinito i confini del calcio moderno. Svoltosi tra il 14 giugno e il 15 luglio 2018, è stata la prima edizione ospitata in Europa dell’Est, coinvolgendo undici città russe e dodici stadi all’avanguardia, in un’atmosfera che ha mescolato il gigantismo architettonico post-sovietico alla festa globale del pallone.
Per l’Italia, Russia 2018 rimarrà per sempre il “Mondiale del grande vuoto”. L’eliminazione subita per mano della Svezia nel novembre 2017 a San Siro ha costretto il Paese a un’estate di riflessione e malinconia, interrompendo una striscia di partecipazioni che durava dal 1958. Tuttavia, paradossalmente, l’assenza della Nazionale ha permesso agli appassionati italiani di godersi lo spettacolo con un distacco analitico, osservando l’emergere di nuove potenze e il declino dei vecchi imperi. Il torneo ha sancito il fallimento del “tiqui-taca” spagnolo, impantanatosi contro la muraglia russa agli ottavi, e soprattutto il crollo della Germania campione in carica, eliminata ai gironi dopo una clamorosa sconfitta contro la Corea del Sud. È stato il segnale che il calcio basato sul possesso palla sterile stava cedendo il passo a un gioco più verticale, fisico e cinico.
Se c’è un elemento che ha cambiato per sempre il gioco in Russia, questo è il VAR (Video Assistant Referee). Dopo anni di scetticismo e sperimentazioni, la FIFA ha introdotto l’assistenza video per gli arbitri, una mossa che ha ridotto drasticamente gli errori grossolani ma ha anche trasformato la narrazione delle partite.
Il torneo ha registrato un record storico di calci di rigore (ben 29 assegnati), molti dei quali frutto di revisioni al monitor. Questa tecnologia ha premiato le squadre capaci di presidiare l’area di rigore e ha punito le difese troppo ruvide. Accanto al VAR, il pallone Telstar 18 di Adidas, dotato di un chip NFC, ha simboleggiato l’unione definitiva tra sport e tecnologia digitale.
La Francia di Didier Deschamps è arrivata in Russia con l’etichetta di favorita, ma ha saputo gestire la pressione con una maturità impressionante. Non era una squadra che cercava la bellezza estetica a ogni costo, bensì una macchina da guerra perfettamente bilanciata.
Il punto di svolta è stato l’ottavo di finale contro l’Argentina di Messi: un pirotecnico 4-3 che ha consacrato al mondo il talento purissimo di Kylian Mbappé. In quella partita, il giovane attaccante ha mostrato una velocità supersonica, bruciando la difesa albiceleste e segnando una doppietta che lo ha proiettato nell’Olimpo dei grandi. Da quel momento, la Francia non si è più guardata indietro, superando Uruguay e Belgio con una solidità difensiva (incarnata da Varane e Umtiti) e un centrocampo dominante guidato da Paul Pogba e N’Golo Kanté. Dall’altra parte del tabellone, la Croazia ha scritto una delle pagine più romantiche della storia del calcio. Guidata da un immenso Luka Modrić (poi premiato col Pallone d’Oro del torneo e successivamente col Pallone d’Oro stagionale), la nazionale scaccata ha superato tre turni consecutivi ai tempi supplementari o ai rigori. La resilienza dei croati ha commosso il mondo: una nazione di soli 4 milioni di abitanti capace di arrivare a giocarsi il titolo mondiale contro la corazzata francese. Giocatori come Rakitić, Perišić e Mandžukić hanno dimostrato che l’organizzazione tattica e la forza mentale possono colmare il gap tecnico contro avversari sulla carta superiori. Il 15 luglio 2018, sotto la pioggia battente dello stadio Lužniki di Mosca, la finale ha offerto uno spettacolo raro: sei gol complessivi per un 4-2 finale a favore dei francesi. Tra l’autogol di Mandžukić, il rigore di Griezmann e le perle di Pogba e Mbappé, la Francia ha cucito sul petto la seconda stella, vent’anni dopo il trionfo del 1998. Deschamps è diventato il terzo uomo nella storia a vincere il Mondiale sia da calciatore che da allenatore, unendosi a Mário Zagallo e Franz Beckenbauer. La cerimonia di premiazione, con i capi di stato Putin, Macron e Grabar-Kitarović bagnati dalla pioggia russa, è rimasta l’immagine iconica di un torneo che ha saputo unire il mondo intero.
Il Mondiale 2018 ha lasciato in eredità numeri impressionanti:
Harry Kane capocannoniere con 6 reti, riportando l’Inghilterra in una semifinale mondiale dopo 28 anni.
Thibaut Courtois eletto miglior portiere, a suggello del terzo posto storico del Belgio.
Un impatto economico per la Russia stimato in oltre 14 miliardi di dollari, con la costruzione di infrastrutture che hanno cambiato il volto di città come Kazan, Nižnij Novgorod e Soči.
Russia 2018 è stato il Mondiale della fisicità, della tecnologia e dei giovani, segnando la fine di un’epoca dominata dal dualismo Ronaldo-Messi (entrambi eliminati precocemente) e l’inizio dell’era dei nuovi fenomeni globali.

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