Roberto Gervaso, la vita oltre l’aforisma

Gli italiani lo avevano accolto in casa attraverso la televisione. Il papillon, l’eleganza, il gusto della battuta lo rendevano una presenza familiare. Alle spalle di quel volto stavano anni di giornale, libri, interviste e un sodalizio con Indro Montanelli che aveva contribuito a portare la storia nelle mani di un pubblico vastissimo. Roberto Gervaso apparteneva a quella generazione di autori che costruivano il proprio rapporto con i lettori una pagina dopo l’altra. La popolarità televisiva aveva dato un volto a una firma già conosciuta.
Ora è la sua vita a diventare materia di racconto. «Roberto Gervaso, come si diventa un intellettuale italiano», il documentario di Giovanni Filippetto, sarà presentato oggi, lunedì 12 ottobre, alle 17 nella Sala Koch del Senato, con il saluto istituzionale di Maurizio Gasparri. Prodotto da Mario Rossini per Red Film in collaborazione con Rai Documentari, andrà in onda domenica 18 ottobre in seconda serata su Rai 1, all’interno di Speciale Tg1.
Il film riunisce materiali d’archivio e ricordi personali. La moglie Vittoria e la figlia Veronica raccontano l’uomo nella quotidianità, il rapporto con il lavoro, le abitudini e le inquietudini. Enrico Mentana, Bruno Vespa, Nicola Porro, Paolo Mattera, Enrico Vanzina e Fedele Confalonieri contribuiscono al ritratto con prospettive diverse. Il racconto attraversa anche la depressione, della quale Gervaso aveva parlato pubblicamente, e le passioni musicali che accompagnavano la sua vita.
L’incontro con Montanelli resta un passaggio decisivo. Gervaso lo aveva cercato ancora ragazzo, spinto dal desiderio di conoscere il giornalista che ammirava. Nel 1960 entrò al Corriere della Sera. La collaborazione avrebbe poi prodotto sei volumi della «Storia d’Italia» e, nel 1967, il Premio Bancarella. Un secondo Bancarella arrivò nel 1973 con «Cagliostro», lungo un percorso che avrebbe trovato nelle biografie storiche una delle espressioni più fortunate.
Alla ricerca sul passato affiancava l’attenzione per i contemporanei. Le sue interviste avevano domande brevi e un ritmo serrato. Gli aforismi condensavano osservazioni e giudizi, spesso affidati all’ironia. Gervaso coltivava la sintesi con la stessa cura riservata alla propria immagine: una frase doveva arrivare al lettore, un personaggio doveva restare riconoscibile. Il documentario permette di seguire queste diverse attività dentro una sola biografia.
«Raccontare Gervaso significa tornare a un autore che ha avuto un rapporto diretto con il pubblico, attraverso i giornali, i libri e la televisione», osserva Luigi Del Plavignano, direttore di Rai Documentari. «Le testimonianze raccolte nel film permettono di conoscere il suo lavoro insieme alla sua vita, dando spazio ai ricordi familiari e professionali». E aggiunge: «Per Rai Documentari, recuperare gli archivi e raccogliere queste voci è un modo concreto di conservare il patrimonio culturale del Paese e offrirlo anche a chi scopre oggi i suoi protagonisti».
La moglie, la figlia, gli amici e i colleghi prendono così la parola intorno a un uomo che per mestiere aveva interrogato gli altri. Nei loro ricordi il personaggio televisivo acquista una storia quotidiana, fatta di disciplina, affetti e fragilità. Il papillon resta nell’immagine. Il racconto entra nelle stanze e nelle giornate di chi lo indossava.

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