«Riportare al voto gli astensionisti è già una vittoria»

Dal giornalismo alla politica, con un filo conduttore a caratterizzare questo percorso: l’attenzione per il territorio. Questo il cammino di Enzo Ragone.
Partiamo dal primo passo: perché questa candidatura e perché con Avs?
«La mia è una candidatura da indipendente. Sono contento di aver fatto questa scelta e in queste settimane di campagna elettorale sto contribuendo a ridurre, almeno in parte, l’astensionismo a sinistra. Sentire dire da diverse persone – che pure in passato hanno partecipato all’attività politica e che avrebbero voluto disertare le urne – che andranno a votare perché rappresento una scelta libera e indipendente mi fa senz’altro piacere. Portare a votare possibili astensionisti è già un buon risultato. Avs è stata l’approdo più naturale per le tematiche di cui mi sono sempre occupato, anche professionalmente da giornalista».
Lei è stato uno dei pochi ad affrontare il tema della portualità in questa campagna elettorale, in particolare schierandosi contro l’ampliamento del porto commerciale di Salerno. Perché è contrario? Il porto, ad oggi, è la principale “industria” cittadina.
«Forse siamo ad un punto a noi favorevole, come dimostrano anche le recentissime decisioni dell’Anac sulle gare di appalto per lavori al porto. Con Italia Nostra ho sollecitato un intervento e una presa di posizione dei sindaci della Costiera, per evitare che il progetto di ampliamento verso la Costiera amalfitana passasse nel silenzio generale. Bisogna evitare assolutamente che per entrare in porto le nave passino davanti a Cetara e Vietri, compromettendone la permanenza nel patrimonio protetto dall’Unesco. Il progetto di ampliamento in realtà è fatto solo in funzione del potenziamento delle autostrade del mare. Un’attività in entrata e in uscita di centinaia di camion al giorno che crea ingorghi incredibili, da cui sono stati esclusi i lavoratori portuali salernitani e che, dunque, non porta alcun beneficio alla città».
Altro punto centrale della sua campagna è la denuncia della mancata valorizzazione del patrimonio culturale. Cosa è mancato a suo giudizio e cosa c’è da fare?
«Ci sono molti beni culturali di proprietà dell’Ente Provincia che però, dopo la nefasta riforma di anni fa, non ha più competenze in materia di assunzione di personale qualificato per la gestione e la valorizzazione di questi beni. Servono bibliotecari, archeologi, direttori di musei. A questo avrebbe dovuto provvedere la Regione e non è stato fatto. Anche il Comune capoluogo ha responsabilità, basti vedere a come ha fatto cadere in rovina le ex carceri, alla chiusura ormai da anni del Casino sociale o all’abbandono totale dell’ex palazzina Liberty dell’ex Mcm».
La provincia di Salerno, come del resto le altre province campane, vive una profonda crisi socio-economica, con un’emigrazione giovanile che ha ripreso a correre: quali misure dovrebbe mettere in campo la prossima amministrazione regionale?
«Lei giustamente ha parlato di misure, non esiste un’unica ricetta. Tutte le scelte che si andranno a fare nei vari settori dovrebbero essere concepite anche per invogliare i giovani a restare o, se sono andati via, a ritornare. Tra le misure che potrebbero essere adottate penso anche a una versione riveduta e corretta del “prestito d’onore” su base regionale, per invitare i giovani a restare investendo sulle proprie capacità».
In cosa ha mancato il centrosinistra che ha governato la Campania nell’ultimo decennio?
«C’è ancora molto da fare nella sanità, in particolare in quella territoriale, ma anche nel settore del trasporto pubblico accorpando, per esempio, in un’unica azienda consortile le tante ditte di trasporto su gomma esistenti in provincia di Salerno. E poi bisogna sottrarre la gestione del territorio alle logiche speculative».

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