Difficile, ma appassionante. Così Gherardo Marenghi definisce la sfida elettorale che lo attende, in veste di candidato del centrodestra alle prossime comunali. Appuntamento che vede la coalizione di centrodestra divisa, con Forza Italia che ha preferito perseguire un progetto civico.
«Credo non sia corretto parlare in casa d’altri, rispetto questa decisione anche se, ovviamente, non la condivido. Sono contento del fatto che il resto della coalizione di centrodestra sia convintamente schierato a sostegno della mia candidatura e mi aiuterà in questa battaglia elettorale difficile, ma affascinante».
La campagna elettorale che inizia è caratterizzata dal ritorno sulla scena salernitana di Vincenzo De Luca, che fa della continuità con le precedenti esperienze amministrative un obiettivo primario.
«Noi, naturalmente puntiamo sulla discontinuità, partendo da un presupposto: l’amministrazione che ha governato Salerno negli ultimi dieci anni è comunque un riferimento di De Luca. Ed è un’amministrazione che ha fatto poco e ha lasciato gravi lacune. Noi intendiamo in primo luogo rilanciare il commercio, che è in ginocchio, restituire vigore alle attività produttive, immaginare un rilancio dell’area industriale e una rioqualificazione urbana di tanti spazi cittadini oggi preda del degrado e improduttivi, penso ad esempio ad un luogo storico della città di Salerno come il lungomare, che oggi è in piena decadenza: deve essere recuperato attraverso un piano di riqualificazione che stiamo elaborando».
Di riqualificazione urbanistica si parla molto in città, immagino che ci sia una visione differente da quella deluchiana ad ispirare la sua proposta.
«La nostra è una visione di azione amministrativa partecipata, che coinvolga le categorie interessate, che valorizzi il dirittto di ascolto, che si apra a progettualità che vengono anche dall’esterno e dal mondo dell’impresa e del commercio. Il nostro piano commerciale, ad esempio, è stato messo a punto recependo suggerimenti e indicazioni che vengono dagli imprenditori del settore. Pensiamo ad una zona storica come quella di via Mercanti: oggi attraversa una crisi d’identità perché i commercianti storici si trovano a dover competere con un commercio di basso livello, qualitativ amente scadente che crea danno anche all’immagine della zona».
Nella storia recente della città c’è una frattura che nessuno ha mai realmente affrontato: il rapporto inesistente con l’Università. Lavorerete per ricucire questo rapporto?
«Inesistente credo sia il termine giusto. Ci sono certamente le condizioni e gli strumenti giuridici, credo che l’università sia ben disponibile ad avviare questo dialogo: sicuramente delle facoltà devono essere situate a Salerno e questo può anche rilanciare l’immagine della nostra città. È uno dei punti del nostro programma Così come va rilanciato il turismo: una città di mare che ha tanto turismo di qualità non può diventare un dormitorio».
Cosa non ha funzionato in questo settore?
«Nonostante le navi da crociera che arrivano nel nostro porto, in tanti preferiscono altre mete. Noi abbiamo due costiere che costituiscono una concorrenza forte, ma Salerno ha un grande patrimonio da offrire, bisogna creare eventi e suggestioni culturali e recuperare quella grande risorsa che è il lungomare».
La città è alle prese con una grave desertificazione industriale, ultimo caso quello relativo alle Fonderie Pisano.
«C’è sempre la necessità di gantire l’equilibrio tra il diritto a fare impresa e quello alla salute, questo comporta una valutazione attenta degli interessi coinvolti da parte dell’amministrazione, senza cadere in slogan politici e afffrontando il problema per quello che è. Ho l’impressione che su questo tema ci sia stata troppa propaganda elettorale».
Altra ferita aperta quella dell’impiantistica sportiva.
«Su questo fronte mi sento di fare lo stesso discorso che riguarda il commercio: crisi totale. La seconda città della Campania non può avere un’impiantistica sportiva così malridotta. Anche perché questo costituisce un’assenza di stimolo per i giovani che intendono fare attività sportiva».

