Il secondo tempo della legislatura campana è ancora tutto da giocare. Al netto del varo della giunta. E passa da un nodo che, più di altri, misura i rapporti di forza nella maggioranza: le commissioni consiliari. Il cantiere è aperto e lo scontro già iniziato. Domani pomeriggio è attesa la riunione dei capigruppo delle forze di maggioranza, chiamati a sciogliere una matassa che intreccia equilibri politici, pesi elettorali e vecchie diffidenze. Sullo sfondo due elementi destinati a pesare più degli altri. Il primo riguarda la scelta di Fico di deciso di tenere per sé le deleghe alla Sanità, al Bilancio e ai fondi europei. La sanità, secondo la road map del governatore, resterà sotto la sua diretta responsabilità per almeno diciotto mesi. Bilancio e fondi Ue, invece, potrebbero essere assegnati anche prima. In questo quadro le commissioni che insistono su questi settori diventano di fatto assessorati ombra, con un peso politico tutt’altro che secondario. Il secondo elemento è una regola non scritta ma dirimente: evitare che un assessore si ritrovi a dialogare con una commissione guidata da un esponente dello stesso partito. Per ora l’accordo non c’è. E non è un dettaglio tecnico. Una parte della maggioranza – Casa Riformista, Alleanza Verdi e Sinistra, lista Fico Presidente – non ha indicato i propri componenti. Una scelta politica, non procedurale. Il problema non è solo numerico ma di peso. Nel mirino c’è la proposta fatta filtrare dal Partito democratico, guidato in Campania da Piero De Luca. Uno schema che assegna tre presidenze ai dem, due al Movimento 5 Stelle, una alla lista “A testa alta” riconducibile all’area dell’ex governatore Vincenzo De Luca e una al Partito Socialista. Un’architettura giudicata squilibrata dai partiti più piccoli del campo largo, che accusano gli alleati di voler blindare le commissioni che contano davvero. È qui che le fibrillazioni diventano politiche. Luigi Cesaro, coordinatore regionale di Casa Riformista, è stato tra i più espliciti nel chiedere una redistribuzione più equilibrata: «La logica dell’asso pigliatutto non è accettabile». Stessa linea, con toni meno roboanti, per Tonino Scala, segretario regionale di Sinistra italiana, che rivendica un riconoscimento coerente con lo spirito del campo largo e con il peso delle singole forze nella coalizione. Un assaggio dello scontro si è già visto con l’Ufficio di presidenza. Alla protesta di Casa Riformista, che disertò la votazione giudicando irricevibile la proposta iniziale, è seguita l’elezione del pentastellato Raffaele Aveta come questore di maggioranza. Una soluzione provvisoria. Nel prossimo Consiglio regionale, con ogni probabilità a metà gennaio, Aveta dovrebbe dimettersi per lasciare il posto a Vincenzo Alaia, esponente di Casa Riformista ed ex presidente della commissione Sanità. Un primo riequilibrio, naturalmente non sufficiente a chiudere la partita. Sul tavolo circola intanto una nuova ipotesi di accordo: due presidenze al Pd, una al Movimento Cinque stelle e una ciascuna ad “A testa alta”, Casa Riformista, lista Fico Presidente e Alleanza Verdi e Sinistra. Anche questa soluzione, però, al momento non scalda tutti. A tenere viva la tensione c’è anche la provincia di Caserta – esclusa dalla giunta . che reclama rispetto e ruoli. Un focolaio da non sottovalutare.

