Carta canta. E la carta è l’asso, quello arcinoto e pigliatutto. Nessuna boutade lessicale. Solo la fotografia impietosa di un disagio politico che rischia di allargarsi. E di mandare fuori strada il presidente della Campania Roberto Fico già alla prima curva utile. L’accusa – originale e frontale – porta la firma di Casa Riformista e Noi di Centro, le due forze centriste che si sono unite in un unico gruppo consiliare diventando uno dei perni del campo largo. Nel mirino il Partito democratico e la sua logica spartitoria, o meglio predatoria, a Palazzo Santa Lucia. Ufficialmente sulle cariche istituzionali. Ma nella sostanza i radar sono tutti puntati su giunta, presidenze di commissione e – a questo punto – agli incarichi di sottogoverno. «Con dieci consiglieri regionali hanno messo in cascina tre presidenze di Commissione più la carica, apicale, del presidente del Consiglio regionale. Al quale andrebbero aggiunte le due presidenze e un posto nell’Ufficio di Presidenza ai deluchiani, comunque collaterali al Pd» mettono nero su bianco, in una nota congiunta, il coordinatore regionale di Noi di Centro Pasquale Giuditta e il coordinatore regionale di Italia Viva–Casa Riformista Armando Cesaro. «A noi» proseguono «che abbiamo un gruppo di cinque consiglieri regionali hanno offerto le briciole: un questore e nessuna Commissione». Da qui l’affondo che rende plastica la distanza tra i toni ufficiali del campo largo e la realtà dei rapporti di forza: «Negli Usa dicono winner takes all, il vincitore prende tutto. Ma loro più prosaicamente hanno applicato l’algoritmo dell’asso pigliatutto e la logica del fregacompagno». Non è (solo) una questione di incarichi. È una rivendicazione di dignità politica. «A chi vuole tacciare il nostro gruppo consiliare di essere piantagrane» sottolineano Giuditta e Cesaro» diciamo solo che noi tuteliamo e difendiamo strenuamente la dignità politica di un gruppo che vale quasi duecentomila voti, ha eletto cinque consiglieri regionali ed è di fatto la seconda forza politica della Regione Campania, secondo i dati elettorali». Il malessere, però, non nasce oggi e non riguarda soltanto Palazzo Santa Lucia. «Già si tollera che il Pd faccia geometrie variabili sui territori con le alleanze, come accade a Benevento» rilanciano i due dirigenti centristi. «In Regione è intollerabile che pensino di fare e disfare sulla nostra testa. A questo diciamo no». E non finisce qui. «È incredibile» accusano Casa Riformista e Noi di Centro «che lo stesso Pd, che pure sembra fare della parità di genere un cavallo di battaglia, voglia piazzare in giunta tre uomini scaricando sugli altri la necessità, giusta e inderogabile, di rispettare la parità di genere». La conclusione è secca. Senza filtri retorici: «Così non va». A buoni intenditori, poche parole.

