«Il punto non è essere invitato o meno a condividere il programma ma avere una linea chiara. Al momento non mi risultano tavoli su sicurezza, legaltà e immigrazione. Ed è un errore». L’assessore regionale Mario Morcone non usa giri di parole. Prefetto in pensione, già capo del Dipartimento immigrazione al Viminale, negli ultimi cinque anni ha affiancato Vincenzo De Luca a Palazzo Santa Lucia occupandosi di questi temi. Le sue parole arrivano mentre il centrosinistra è impegnato nella stesura del programma con cui si presenterà alla competizione elettorale regionale. «Voto Partito democratico dal 2007, dai tempi del Lingotto con Veltroni. Ho creduto nella fusione tra cattolici democratici e sinistra riformista. Però sono deluso: anche alla festa nazionale il Pd ha escluso questi temi continuando a consegnarli alla destra. Eppure, per i cittadini, sono prioritari quanto sanità e lavoro».
Il prossimo segretario regionale del Pd in Campania sarà il parlamentare Piero De Luca. Ne parlerà con lui?
«Ho molta stima di Piero De Luca. È serio, preparato, competente soprattutto sui diritti. Confido molto nel suo ruolo e nell’attività che svolgerà per il partito regionale, anche da questo punto di vista»
Su quali punti, in materia di sicurezza, legalità e immigrazione deve ripartire il nuovo governo regionale?
«Per l’immigrazione abbiamo sostenuto percorsi di inclusione e integrazione, cercando soluzioni lavorative e abitative. Non è facile, perché i permessi dal governo centrale arrivano spesso in ritardo o non arrivano. Sulla legalità occorre continuare a radicare il rispetto delle regole e della convivenza civile. La Scuola regionale di polizia locale è ormai un’eccellenza nazionale: abbiamo formato migliaia di agenti. Sono orgoglioso anche della Fondazione Polis, guidata da don Tonino Palmese, che tiene viva la memoria delle vittime innocenti della criminalità».
Il centrosinistra ha scelto Roberto Fico come candidato governatore. È la persona giusta per trovare una sintesi programmatica tra le varie anime della coalizione anche su questi temi?
«Conosco Fico dal 2011, quando fummo entrambi candidati a sindaco di Napoli. Oggi ha molta più esperienza, è stato presidente della Camera, ha ricoperto ruoli politici e istituzionali importanti. Certamente su immigrazione e legalità ha grande sensibilità».
E il giudizio sul presidente De Luca dopo dieci anni di governo regionale?
«È un grande amministratore. Ha risollevato la Campania da momenti difficili con competenza e determinazione. Gli sono grato come campano. Certo, qualche ruvidità caratteriale potrebbe smussarla».
Tra i due c’è ancora tensione. E c’è chi soffia sul fuoco…
«Sono i soliti noti a farlo. Persone che non mi danno alcuna fiducia».
Da parte di Fico, in ogni caso, ci sono stati segnali di apertura all’esperienza di governo uscente.
«Non può non farlo. E’ giusto partire dai progetti del governo De Luca soprattutto in materia di sanità e infrastrutture, per poi arricchire il programma di governo con nuove proposte».
In Campania, relativamente al centrosinistra, siamo al capolinea di una lunga stagione politica?
«Assolutamente no. Come si può sostenerlo se il protagonista è un uomo della statura di De Luca? Tutto evolve, e in questa evoluzione rientra Roberto Fico».
…e Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli.
«Certo, anche lui. E’ un buon sindaco».
Si parla di un codice etico per la selezione dei candidati. Da prefetto è favorevole?
«Dipende. Bisogna fare attenzione: altrimenti si rischia di danneggiare persone innocenti. Penso a Bibbiano o alla vicenda di Milano. Serve cautela».
Sul piano strettamente personale: qual è la sua valutazione di questi cinque anni nella giunta di Palazzo Santa Lucia?
«La Campania è la mia terra. Sono di origine casertana, anche se vivo da anni a Roma. Ho accettato la proposta del presidente De Luca proprio per dare un contributo alla mia regione. Sono orgoglioso di aver rilanciato un tema che era rimasto in ombra: il riuso e la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità. È un asset fondamentale nella lotta alla camorra: togliere un bene a un malavitoso e restituirlo alla comunità sana ha un impatto persino superiore alla cattura di un latitante. In questi cinque anni, anche grazie al sostegno del presidente, la Campania è diventata leader nazionale in questo campo».
Mario Morcone sarà della partita elettorale regionale?
«Assolutamente no. L’ho già comunicato. Sono e resto un prefetto. Un prefetto in pensione, con cultura e sensibilità politica, che adesso potrà dedicare più tempo alla famiglia».

