Referendum, la Campania bastona il governo Meloni

Basta poco più di un’ora di scrutinio per avere un’idea precisa di quale sarà l’esito del referendum sulla riforma della giustizia: il margine di vantaggio del No resta costante, senza mai concedere alcuna speranza di rimonta ai sostenitori del Sì. Alla fine la riforma del sistema giudiziario proposto dal governo Meloni viene respinta con il 53.7% di voti contrari. Un dato reso politicamente più pesante dall’alta partecipazione al voto: tra domenica e lunedì si è recato alle urne il 58.9% degli aventi diritto, una netta inversione di tendenza rispetto alla precedenti consultazioni referendarie, tutte malamente naufragate per il mancato raggiungimento del quorum. Soglia che in questo caso non è prevista, trattandosi di referendum costituzionale. Dunque l’elevata affluenza alle urne assume ancora maggior rilievo.
Tutti questi dati rendono ancora più pesante la sconfitta incassata dal governo Meloni e dalla maggioranza di centrodestra. Non solo perché la riforma Nordio era uno dei punti qualificanti del programma di governo, ma anche perché nelle ultime settimane il voto referendario è venuto via via assumendo il significato di un vero e proprio test sul consenso di cui gode l’esecutivo. Come avvenuto, del resto, in occasione del ben noto referendum costituzionale voluto dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Quali saranno le conseguenze politiche del voto referendario è ovviamente presto per dirlo, anche se non è improbabile che tra queste vi sia un acuirsi della conflittualità all’interno della coalizione di governo. Soprattutto in regioni come la Campania, dove il centrodestra è di fatto imploso in vista delle elezioni amministrative e dove più forte è stato il voto contrario alla riforma Nordio.
La Campania resta ampiamente sotto la media nazionale per quel che riguarda l’affluenza, di poco superiore al 50% – peggio fanno solo Calabria e Sicilia, ferme rispettivamente al 48,3% ed al 46,1% -, con le province di Napoli e Caserta che non raggiungono la soglia della metà degli elettori alle urne.
A dispetto di un’affluenza non proprio da record, la Campania è una delle regioni che traina la vittoria del No: a respingere la riforma Nordio oltre il 65% degli elettori, il dato più alto di tutta Italia. A Napoli, poi, si può parlare senza esitazione di vero e proprio risultato record per quanti erano contrari al progetto di riforma presentato dal governo: in provincia i No raggiungono quota 71.4%, mentre nella città capoluogo addirittura il 75,4%. Una vera e propria valanga.
Pur senza raggiungere i livelli registrati nel capoluogo regionale e nel napoletano, anche nelle altre province della regione il risultato è in linea con la tendenza nazionale, i No sono ampiamente sopra il 50%. Il miglior risultato il Sì lo conquista a Benevento e provincia, dove riesce a raggiungere il 43,8%, segue il Salernitano con il 42,1%.
Un dato complessivo, quello del voto referendario in Campania, che rappresenta un preoccupante campanello d’allarme per il centrodestra in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Senza dubbio per la tornata amministrativa del prossimo mese di maggio – che, tuttavia, il centrodestra sembra aver già ampiamente compromesso di suo -, ma anche in vista delle elezioni politiche del 2027. La Campania, com’è ben noto, è una regione chiave per la vittoria a livello nazionale in occasione delle politiche, un voto così compatto su una posizione contraria a quella del governo guidato da Giorgia Meloni non è un segnale da trascurare. Come, invece, probabilmente faranno i vertici del centrodestra campano, impegnati in tutt’altre contese.

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