Rappresaglia russa su Leopoli

È arrivata nella notte tra giovedì e venerdì l’annunciata risposta russa all’attacco – non confermato da fonti indipendenti – alla residenza del presidente Putin dello scorso 28 dicembre: droni e missili hanno colpito l’area di Leopoli. Bersaglio dell’attacco, secondo fonti russe, un impianto di produzioni di droni utilizzati per gli attacchi su suolo russo, impianti e infrastrutture energetiche.
Particolare non irrilevante: nell’attacco su Leopoli le forze aerospaziali russe hanno utilizzato anche il missile ipersonico Oreshnik. Non è ancora chiaro se siano stati utilizzati uno o più missili di questo tipo, attualmente non intercettabili dalle difese antiaeree ucraine. Secondo il ministero della Difesa di Kiev il missile è stato lanciato dal poligono di Kapustin Yar ed ha raggiunto il bersaglio viaggiando ad oltre 13mila chilometri orari.
È la seconda volta che l’Oreshnik viene impiegato sul campo di battaglia ucraino, dopo il debutto avvenuto nel 2024 su obiettivi nell’area di Dnipro. Al momento questo tipo di missile rappresenta una delle armi più valide a disposizione di Mosca, considerato che al momento non c’è possibilità di abbatterlo. Il suo impiego rappresenta un evidente salto di qualità nel conflitto, tanto più in un momento in cui le trattative per una soluzione diplomatica sono in una evidente fase di stallo. Nelle scorse settimane i media russi hanno dato grande risalto al dispiegamento di sistemi missilistici Oreshnik in territorio bielorusso, nazione che ad oggi è il più stretto alleato della Federazione Russa.
I recenti attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine hanno portato ad una situazione di emergenza, con blackout che hanno colpito intere regioni del Paese. (cult)

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