Tra le tante stelle che hanno vestito la maglia della Juventus c’è anche Michelangelo Rampulla. Il portiere-goleador, da tutti ricordato per i suoi trascorsi in bianconero ma anche per l’esser stato il primo estremo difensore a realizzare una rete in un Atalanta-Cremonese del 1992, riannoda i fili con il passato recente. L’ultima esperienza professionale è legata alla Salernitana, preparatore dei numeri uno granata prima con Davide Nicola e poi con Paulo Sousa. Due stagioni e mezzo vissute tra grandi gioie e anche i rimpianti per un matrimonio terminato troppo presto, insieme all’addio dell’allenatore lusitano. Il punto chiave di una stagione che per la Salernitana sarebbe terminata con la retrocessione. Due anni dopo, la Bersagliera si ritrova addirittura in serie C, costretta a ripartire da zero: “Stanno ricostruendo una realtà importante. La serie C è un campionato difficile: i granata lo stanno affrontando con un direttore sportivo come Faggiano molto competente e con un allenatore come Raffaele che conosce bene la categoria. Tra l’altro è mio corregionale, sono contento per lui e gli auguro di poter portare la Salernitana dove merita”. I ricordi s’intrecciano proprio con quelle due storiche permanenze in serie A raggiunte in fila, prima con Davide Nicola e poi con Paulo Sousa.
E Rampulla fatica a trattenere un sorriso: “La Salernitana è stata un’esperienza meravigliosa. Mai si era salvata per due anni consecutivi. Lì sono arrivate due permanenze in serie A, una delle quali quasi insperata. Abbiamo avuto la fortuna di fare due bei campionati. L’impresa del “sette per cento” col ds Sabatini resta meravigliosa, qualcosa di irripetibile, nessuno ci credeva. La seconda con Paulo Sousa fu una grande cavalcata, con un girone di ritorno meraviglioso. Si stava creando qualcosa di speciale per Salerno. Poi le cose non sono andate bene per tanti motivi. Mi dispiace aver lasciato un lavoro incompiuto”. Proprio la seconda stagione targata Paulo Sousa resta il più grande rimpianto, con un rapporto logorato dopo un’estate di promesse e con un mercato lontano dalle aspettative del portoghese: “Ci sentiamo spesso col mister, sono andato a trovarlo in Portogallo. Il nostro è un rapporto che va avanti da 30 anni. Cosa sarebbe stata la Salernitana con Paulo Sousa in panchina? Chissà, resta il più grande punto interrogativo delle storia recente. Forse con lui in panchina starei da un’altra parte”.

