Putin, il lungo viaggio per il vertice di Budapest

Come arriverà Vladimir Putin a Budapest per l’annunciato vertice – il secondo – con Donald Trump? Domanda apparentemente banale, che nasconde tuttavia importanti risvolti politici e diplomatici.
Di norma il collegamento aereo Mosca – Budapest richiede un paio di ore di volo, ora però lo spazio aereo dei Paesi Europei è chiuso al traffico aereo russo. In assenza di improbabili aperture ad hoc, la rotta che seguirà l’aereo di Vladimir Putin traccerà anche una mappa di Paesi “non ostili” al dialogo con la Federazione Russa. Al momento la rotta più probabile appare essere quella che porterà il presidente russo a sorvolare il Mar Nero, entrando nel Mediterraneo atrraverso la Turchia, per poi risalire l’Adriatico fino al Montenegro, entrare in Serbia e finalmente raggiungere la capitale ungherese. Un viaggio di 5mila chilometri su cui vigilerà l’aviazione russa, con un probabile contributo americano.
«Attendiamo il presidente Vladimir Putin – ha detto ieri in conferenza stampa il ministro degli Esteri ungherise Peter Szijjarto -. Gli daremo l’opportunità di entrare in Ungheria, avere un incontro di successo e poi tornare a casa. Non servono accordi con nessuno».
È bene anche ricordare che il parlamento di Budapest, nello scorso mese di aprile, ha approvato la proposta del primo ministro Orban di avviare il processo per l’uscita dell’Ungheria dalla Corte Penale Internazionale. Corte che ha emesso un mandato di arresto a carico del presidente russo nel marzo 2023.
Intanto venerdì sera a Washinghton incontro tra Donald Trump e Volodimir Zelensky. Un confronto definito “duro”, con non pochi momenti di tensioni tra le due delegazioni, come riferisce il sito d’informazione statunitense Axios.
La nuova offensiva diplomatica dell’inquilino della Casa Biana, forte del raggiunto cessate il fuoco a Gaza, è entrata nuovamente in conflitto con la volontà del presidente ucraino di ottenere nuove armi per intensificare gli attacchi in profondità nel territorio russo.
Su questo specifico punto, Trump è stato categorico: gli Stati Uniti non forniranno i missili Tomahawk all’esercito ucraino perché, ha sottolineato il presidente statunitense, potrebbe minare lo sforzo diplomatico in atto.
Commentando l’esito del vertice con il presidente ucraino con un post sul social Truth, Trump è stato ancora più determinato: «È tempo di fermare le uccisioni, di fare un accordo». E, passaggio ancora più interessante, «devono fermarsi dove si trovano».
Frase che potrebbe indicare il punto di partenza della trattativa: congelare il fronte lungo la linea attuale. Con buona pace delle ambizioni di Zelensky di tornare ai confini del 1991.

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