NAPOLI- Tre punti nascita verso la chiusura. Il ministero della Salute ha infatti chiesto il rigetto del ricorso presentato dalla Regione Campania contro il piano di riordino della rete ospedaliera che prevede lo stop ai reparti di ostetricia di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri. La decisione riapre ufficialmente il fronte dello scontro tra Roma e Palazzo Santa Lucia e, allo stesso tempo, rischia di lasciare senza copertura intere aree interne della regione, già segnate da carenze infrastrutturali e tempi di percorrenza lunghi verso i grandi ospedali. «Il Governo di centrodestra mostra di non avere alcuna considerazione per il diritto alla salute delle donne e dei bambini del Mezzogiorno» ha tuonato Gennaro Oliviero (nella foto), presidente del Consiglio regionale. Che ha parlato di «decisione ingiusta e miope» e lanciato un appello a tutte le istituzioni locali: «In tutta Italia i punti nascita delle aree interne operano in deroga. Non si capisce perché in Campania ciò debba essere considerato un problema». Secondo la relazione ministeriale la Regione avrebbe mostrato un “comportamento contraddittorio” e “intenti opportunistici” nella gestione del piano. Questo perché avrebbe chiesto deroghe non giustificate dagli standard di sicurezza. Da qui la posizione del Governo che punta a razionalizzare la rete ospedaliera e a concentrare le nascite solo nei presidi con almeno 500 parti l’anno. Una linea che però, in Campania, potrebbe tradursi in una nuova emergenza. I tre presidi coinvolti – Sessa Aurunca nel Casertano, Piedimonte Matese nell’Alto Casertano e Sapri nel Cilento – servono infatti bacini territoriali estesi e popolazioni già penalizzate dalla distanza dai centri principali. «Chi oggi taglia questi servizi» ha ammonito Oliviero «di fatto condanna intere aree della Campania allo spopolamento e alla rinuncia ai diritti fondamentali». Per il presidente del Consiglio regionale chiudere i reparti non significa garantire sicurezza ma «accettare l’abbandono». Per questa ragione ha chiesto alle istituzioni, alle associazioni civiche e professionali, al mondo della sanità e anche alla Chiesa «di costruire insieme un fronte comune. Difendere i punti nascita significa difendere la vita e il futuro delle nostre comunità». Oliviero ha infine assicurato che il Consiglio regionale continuerà a sostenere ogni iniziativa utile per garantire i servizi essenziali nei presidi coinvolti.

