«Progressi significativi» tra Stati Uniti ed Iran sul nucleare

«Abbiamo concluso oggi un progresso significativo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran». Così Badr Albusaidi – ministro degli Esteri dell’Oman, Paese impegnato nella complessa mediazione tra Washington e Teheran – ha sintetizzato i risultati della lunga giornata di confronto tra le delegazioni delle due nazioni a Ginevra.
Nessun commento sull’esito del vertice è arrivato dalla delegazione statunitense – guidata dagli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner -, mentre un cauto ottimismo è stato fatto trapelare dal ministro degli Esteri iraniano: «Abbiamo raggiunto un accordo su alcune questioni – ha dichiarato al termine dei lavori Abbas Araqchi -, mentre ci sono divergenze su altre. È stato deciso che il prossimo round di negoziati avrà luogo presto, tra meno di una settimana».
Ad ospitare i colloqui sarà la capitale austriaca Vienna. Anche in quella sede gli iraniani rilanceranno la richiesta di ottenere in cambio di concessioni sul dossier nucleare la fine delle sanzioni, non un progressivo allentamento come sarebbe stato proposto dagli Stati Uniti secondo alcune indiscrezioni riportate dalla stampa americana.
In realtà su quali punti siano stati raggiunti i significativi progressi nella discussione del dossier nucleare iraniano nessuno lo dice, tuttavia appare evidente che le pressioni della Casa Bianca per un risultato concreto del vertice abbiano raggiunto il risultato sperato. Anche perché la minaccia di un massiccio attacco alla Repubblica Islamica e del possibile scoppio di un conflitto regionale se è ipotesi contemplata con preoccupazione a Teheran non lascia tranquilli molti neanche a Washington: negli ultimi giorni più di un esponente dell’amministrazione statunitense avrebbe fatto presente a Trump che un attacco avrebbe comportato la possibilità di perdite non irrilevanti per le forze americane. Ipotesi non proprio gradita ad un presidente che si prepara ad affrontare le elezioni di metà mandato sull’onda lunga delle polemiche sollevate dalle operazioni anti-immigrazione condotte dall’Ice.
A questo proposito è interessante notare come un sondaggio Reuters/Ipsos confermi un ampio sostegno alla politica di espulsioni degli immigrati irregolari voluta da Trump – a favore il 61% – ma, nel contempo, un netto rifiuto delle modalità con cui è stata realizzata dagli agenti dell’Ice – contrari circa il 60% -. Il tutto accompagnato da una leggera perdita di popolarità di Trump tra ispanici ed afroamericani. Come questo influirà sul voto è tutto da vedere.

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