Piscina di Caserta: manca il cronoprogramma, stagione 2026 a rischio

Lo Stadio del Nuoto di Caserta, polo d’eccellenza per l’attività natatoria provinciale, rimane una struttura inaccessibile. L’impianto, chiuso da un anno per norme antincendio, non è il solo problema. Infatti a mancare è anche un cronoprogramma per la ripresa, che mette a rischio il futuro di centinaia di utenti fragili e delle società sportive.

Al centro della vertenza, il mancato adeguamento alle normative antincendio che ha reso l’impianto di via Laviano il simbolo di un’impasse amministrativa che coinvolge la Provincia di Caserta, ente proprietario, e centinaia di cittadini. Ad usare la struttura, infatti, erano per la maggior parte minori affetti da disturbi dello spettro autistico per i quali l’attività in acqua rappresenta un presidio terapeutico essenziale.

Nonostante la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra la Provincia e la Federazione Italiana Nuoto (FIN) finalizzato all’assistenza specialistica per la messa a norma, resta un fermo tecnico prolungato. Le verifiche legali condotte dall’avvocato Daniele Sparano, per conto di alcune associazioni sportive, hanno evidenziato, come detto, anche l’assenza di un cronoprogramma operativo. In seguito a un’istanza di accesso agli atti, è emerso che la programmazione degli interventi non è ancora stata avviata ufficialmente. Un dato che rende difficile riuscire a prevedere una possibile riapertura. A rischio, quindi, anche l’inizio della stagione invernale 2026. L’incertezza sui tempi di consegna aggrava la posizione delle Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) locali, le cui convenzioni scadranno nel mese di giugno, prefigurando il rischio di una definitiva cessazione delle attività e la perdita di posti di lavoro per istruttori e personale amministrativo.

La chiusura dello Stadio del Nuoto ha generato un effetto a catena sul sistema sportivo casertano, sul tessuto sociale ma anche sulla quotidianità degli utenti. Con la piscina comunale del capoluogo fuori servizio da anni si è evidenziata anche una lunga serie di problematiche sottostanti. Prima di tutte la limitata capacità ricettiva degli impianti privati. Da qui la necessità per l’utenza di migrare verso i comuni limitrofi, come San Nicola la Strada e Santa Maria Capua Vetere. Una decisione che, paradossalmente, non ha permesso di garantire la continuità della qualità assistenziale. Molte strutture, infatti, non dispongono di personale con formazione specifica per il trattamento della disabilità. La prima conseguenza è stata una serie di evidenti fenomeni di regressione comportamentale in molti ragazzi autistici, per i quali la stabilità della routine e la competenza degli istruttori costituiscono la base del percorso di integrazione.

Sono tante le testimonianze che evidenziano il disagio delle famiglie, un disagio in cui si evidenzia la difficoltà di trovare istruttori formati che possano sostituire il rapporto empatico e professionale costruito a Caserta, fino alla necessità per i genitori stessi di entrare in acqua per sopperire alle carenze del personale. In casi estremi si è stati costretti a cambiare radicalmente disciplina sportiva per evitare l’inattività totale, con tutte le conseguenze di adattabilità che non sempre i piccoli pazienti e le loro famiglie, sono riusciti a gestire.

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