Picarone: “Conti in ordine e nuovi servizi, la Campania modello virtuoso”

Franco Picarone, presidente della Commissione Bilancio della Regione Campania e candidato del Partito Democratico nella circoscrizione di Salerno, traccia un bilancio di dieci anni di amministrazione e difende il “modello Campania”. Dai conti risanati ai nuovi servizi per i cittadini, fino alla sfida sanitaria e politica che attende la prossima legislatura.
«Siamo partiti non da zero ma da sotto zero» premette Picarone. «Nel 2015 la Regione arrivava da tre esercizi senza bilancio approvato: l’ultimo era del 2012. Quei documenti non erano nemmeno stati parificati dalla Corte dei Conti. Il primo obiettivo è stato approvare i bilanci arretrati. Questo lavoro, con la verifica dei residui attivi e passivi e il successivo controllo della Corte, ha fatto emergere disavanzi cumulati per 5,5 miliardi nei tre anni precedenti. Il nostro compito è stato mettere in sicurezza i conti, spalmando il debito su 20–30 anni come consentito dalla legge».
E oggi, dopo questo percorso di risanamento, qual è la fotografia dei conti regionali?
«In dieci anni di gestione, dal 2015 al 2025, non abbiamo registrato un euro di nuovo disavanzo. Siamo in anticipo sul cronoprogramma di rientro: il disavanzo complessivo è sceso a 2,5 miliardi e una tranche del debito è stata estinta con 18 anni di anticipo. Le agenzie internazionali di rating ci hanno riconosciuto due avanzamenti: oggi la Campania ha il medesimo merito di credito dello Stato. Abbiamo sempre approvato bilancio preventivo, leggi finanziarie e atti di programmazione nell’anno precedente a quello di riferimento. In dieci anni mai un esercizio provvisorio: per la Campania è stata una novità».
Oltre ai numeri, quali sono le misure concrete introdotte per i cittadini?
«Accanto al risanamento abbiamo introdotto servizi nuovi. Lo psicologo di base che registra già migliaia di accessi e prestazioni nei distretti sanitari, il trasporto gratuito per gli studenti, i voucher per consentire ai minori di praticare sport gratuitamente, un ulteriore sgravio per le famiglie. Misure che abbiamo varato per primi e che ci distinguono nel panorama nazionale. Con la strategia per le aree interne abbiamo aperto 27 Botteghe di comunità portando la medicina di prossimità in territori dove non era mai arrivata. Abbiamo previsto un incentivo di mille euro per i medici che scelgono le aree disagiate. Abbiamo aumentato il fondo per la disabilità. Segno di una gestione dei conti virtuosa: abbiamo generato economie e, insieme, ampliato i servizi ai cittadini».
La sanità resta comunque il terreno più delicato. A che punto siamo oggi e cosa manca per completare il percorso di risanamento?
«Nel 2019 siamo usciti dal commissariamento sanitario, raggiungendo la sufficienza nelle tre macroaree valutate: prevenzione, ospedale e territorio. Siamo nelle condizioni di uscire anche dal piano di rientro, fase successiva al commissariamento, ma il governo non lo sta consentendo: una scelta che penalizza i cittadini della Campania per ragioni politiche, non tecniche».
Quali sono, secondo lei, i provvedimenti più urgenti che il governo dovrebbe adottare per sbloccare questa situazione?
«Ci sono provvedimenti che il governo deve assumere e non ha ancora assunto. Primo: rimuovere i tetti di spesa per il personale sanitario, ancora ancorati al livello del 2004. Per la Campania, commissariata per dieci anni e impossibilitata ad assumere in quel periodo, questo è un vincolo insostenibile. Oggi abbiamo quasi la metà del personale per abitante rispetto a regioni come Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Secondo: una ripartizione più equa del Fondo sanitario nazionale. Per noi il danno vale circa 200 milioni l’anno».
Il centrodestra parla di “modello Campania fallimentare”. Come risponde a questa accusa?
«È esattamente il contrario. Il nostro modello è virtuoso. Dal centrodestra abbiamo ereditato sanità commissariata, conti fuori controllo, ospedali chiusi. Noi invece li abbiamo riapert, quattro solo in provincia di Salerno. Oggi a Roma siamo interlocutori rispettati: prima, ai tavoli della Conferenza Stato-Regioni, la Campania non veniva considerata. Abbiamo tirato fuori la sanità regionale dal baratro in cui l’aveva spinta il centrodestra. Siamo credibili perché problemi ne abbiamo già risolti e continueremo a farlo».
Nel centrosinistra si parla di “fase nuova” dopo i dieci anni di governo De Luca a Palazzo Santa Lucia. Qual è la sua idea di continuità e rinnovamento?
«Abbiamo trovato una sintesi chiara: conservare ciò che funziona, portare a termine i programmi avviati, migliorare dove serve e innestare idee nuove per dare più valore al governo regionale. In coalizione ci sono anche Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra che erano all’opposizione: era naturale un confronto. La sintesi c’è ed è accompagnata da un riconoscimento del lavoro fatto, condiviso in tutta la coalizione. Il campo largo porta energie e proposte ulteriori».  
Come giudica lo stato di salute complessivo del centrosinistra campano in vista delle regionali?
«Lo stato di salute del centrosinistra della Campania si misura sui fatti. Abbiamo sbloccato 2,5 miliardi per l’edilizia sanitaria, avviato manutenzioni negli ospedali, rilanciato e risanato gli Istituti Case Popolari, messo in campo programmi per nuovi alloggi, finanziato il ripascimento dei litorali, stanziato un miliardo per la viabilità. Stiamo realizzando il nuovo aeroporto di Salerno e rafforzando le Vie del Mare. In campagna elettorale parliamo di cose concrete, non facciamo proclami che non hanno la prova dei fatti. Il lavoro in questi dieci anni con il governo regionale De Luca è stato importante ed è da difendere. Questo ci dà credibilità per il futuro e slancio all’intera coalizione che chiede di governare la Campania per i prossimi anni».

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