Napoli

Piano Casa, Napoli capitale del riuso edilizio: 30mila immobili pubblici pronti a diventare case

Il Ministro Foti annuncia un pacchetto massiccio per l’emergenza abitativa: 60mila edifici pubblici da recuperare in tutta Italia. Ma il caso Napoli è unico: qui si concentra la metà dello stock nazionale inutilizzato. A dirlo sono i numeri. In seguito alla strategia nazionale per l’emergenza abitativa, nel capoluogo campano sono stati censiti 30.000 edifici pubblici inutilizzati. Una cifra che rende Napoli il caso più emblematico a livello nazionale. Secondo quanto dichiarato durante il “Forum in masseria” a Saturnia, da Tommaso Foti, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, il Governo, all’interno del cosiddetto Piano Casa, ha deciso di stanziare 8 miliardi con un focus sul recupero di 30mila immobili a Napoli. La finalità del Piano Casa è duplice: ridurre la pressione abitativa nelle aree metropolitane e riqualificare zone urbane degradate attraverso il riuso funzionale degli edifici.

Ma i numeri, pilastro del nuovo Piano Casa, evidenziando anche un altro elemento: una forte disparità territoriale nella distribuzione degli immobili pubblici non utilizzati.

Sebbene l’analisi tecnica presentata dal Ministro ponga la città di Napoli al centro della strategia di intervento, la mole di edifici inutilizzati, il 50% dei si concentra nel perimetro della città partenopea, rappresenta sia un problema sia un potenziale vantaggio. Infatti nelle altre città metropolitane, che presentano numeri drasticamente inferiori, limitandosi ad una media di circa 1.000-1.200 unità per centro urbano, il caso Napoli potrebbe essere visto come un possibile bacino di rigenerazione urbana che non richiede consumo di suolo. Un recupero che risulta cruciale a fronte di un fabbisogno abitativo locale stimato in circa 50.000 alloggi. Resta, però, anche l’altro lato della medaglia, ovvero la sfida di trasformare un dato statistico critico in una risorsa abitativa effettiva. Un traguardo che dovrà essere raggiunto superando più di un ostacolo e, tra questi, anche le complessità burocratiche legate al passaggio di proprietà e alla destinazione d’uso di beni spesso vincolati o in condizioni strutturali precarie.

Altro punto di riflessione, quello degli strumenti normativi e dell’integrazione con le leggi regionali, come le normative della Campania che permettono deroghe volumetriche per il recupero edilizio. Un punto, quest’ultimo, che sarà fondamentale per rendere gli interventi economicamente sostenibili. Infatti il piano del governo non si limita alla spesa diretta dello Stato, ma prevede un’integrazione di risorse provenienti da diverse fonti, anche Fondi di Coesione e risorse regionali. A questi si aggiungerebbero investimenti privati, capitali terzi il cui scopo sarà quello di accelerare i tempi di ristrutturazione e gestione.

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