Patron D’Agostino vuole puntare in alto e non arretra: «Per lo stadio andiamo avanti»

«L’inizio fa ben sperare, questa squadra ha potenziale». Angelo Antonio D’Agostino rompe il silenzio e fa un bilancio a 360 gradi. Il numero uno dell’Avellino, dopo le frasi sibilline sul suo futuro, si confessa a Primativvù e racconta il suo punto di vista, con non poca delusione sulla querelle stadio che è l’elemento principale anche delle riflessioni su un possibile passo indietro: «Mettermi da parte? Se il problema sono io si, perché la città ha bisogno dello stadio. Lo stadio sta a cuore a tutti, soprattutto per la squadra. Gradirei che la politica restasse fuori da questo. Noi parliamo di calcio, non di politica. Lato sportivo, noi abbiamo costruito quest’organico per fare un campionato importante. Poi il calcio è sorprendente. Non si può dire cosa può succedere, è chiaro che nel caso le cose vadano nella giusta direzione, lo stadio diventa indispensabile. L’amministrazione deve guardare all’interesse di una provincia intera. Vorrei precisare che un project non e di proprietà della società, ma dell’amministrazione. Loro arricchiscono un bene con dei soldi di un privato. Lo stadio è sempre dell’amministrazione. Lo stadio progettato è Uefa 4. Presenteremo il progetto entro ottobre. Vorremmo solo avere lo stadio, io credo che la strada indicata da noi sia quella giusta. Perché la Legge stadi facilita proprio questo passaggio».D’Agostino torna poi sul momento della squadra di Alessandro Nesta: «Si è creato un bel gruppo, abbiamo inserito giovani di qualità e promettenti. Stiamo lavorando su questo, perché i giovani ti danno quel qualcosa in più. Abbiamo creato il giusto mix. Quest’anno abbiamo trovato dei ragazzi molto promettenti, più di quanto mi aspettassi». Eppure, in estate il club irpino era stato vicinissimo a James Rodriguez: «Con James avevamo parlato prima dell’arrivo di Cheddira. Lo abbiamo contrattato, poi non si è chiusa per poco. Una trattativa importante, anche a livello mediatico. Questo ci faceva ben sperare, perché non è una cosa usuale. A noi sarebbe piaciuto per aumentare il blasone dell’Avellino. Poi se fosse arrivato ci sarebbe stato bisogno di trovare il giusto equilibrio». Alla fine, i lupi hanno abbracciato Cheddira: «Ho detto di prendere l’attaccante che segnasse, perché tra tanti attaccanti avevamo bisogno di una garanzia. Ci aspettiamo gol pesanti».

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