Una sonora batosta. L’attacco è frontale e tutt’altro che casuale. Gennaro Oliviero affonda il colpo contro Susanna Camusso e la gestione commissariale del Partito democratico nella provincia di Caserta riportando al centro uno scontro che intreccia conti personali e partita politica. Sullo sfondo ci sono le elezioni regionali dello scorso novembre. Oliviero, consigliere uscente ed ex presidente del Consiglio regionale della Campania in quota dem, è stato allontanato dai democratici proprio dall’ex leader della Cgil. Ma si è confermato a Palazzo Santa Lucia correndo con la lista A Testa Alta, la civica ispirata dall’ex governatore Vincenzo De Luca, risultando il più votato nella circoscrizione casertana. «Il tesseramento partirà a gennaio» anticipa Oliviero ribadendo quanto già annunciato nei giorni scorsi. «A Testa Alta si strutturerà come una forza politica radicata nei territori, con un’attenzione particolare alla provincia di Caserta. Saremo presenti alle prossime elezioni amministrative e ci presenteremo con una nostra lista anche alle elezioni provinciali casertane». Un progetto che, nelle parole di Oliviero, cresce anche sul piano delle adesioni. «Numerosi amministratori hanno aderito ad A Testa Alta già prima della campagna elettorale, altri stanno entrando in queste settimane. Ora avvieremo un tour su tutto il territorio provinciale per consolidare questa rete e rafforzare il legame con le comunità locali». Ma è sul terreno politico che il confronto si fa più duro. Oliviero non usa giri di parole nel giudicare le scelte del Partito democratico e le recenti espulsioni decise dalla commissaria sul territorio casertano. «Non hanno prodotto l’effetto atteso. Anzi: molti di quegli amministratori oggi sono con A Testa Alta, e rivendicano quella scelta. Un esito che, al di là delle decisioni formali, impone una riflessione e rispetto al quale il livello nazionale sarà inevitabilmente chiamato a chiedere conto. Anche perché Camusso sarà costretta a tornare a Roma con un bilancio elettorale e politico povero di risultati». Parole che si innestano in un quadro regionale tutt’altro che assestato. Lo stop al terzo mandato di Vincenzo De Luca ha chiuso un ciclo decennale. La segretaria Elly Schlein ha avallato la scelta di un candidato espresso dal Movimento Cinque Stelle, forza rimasta all’opposizione per dieci anni. Roberto Fico ha vinto, certo. Però l’equilibrio del nuovo corso resta fragile. Sulla composizione della giunta – e del sottogoverno – pesa la tagliola del rinnovamento. Un vincolo che restringe il campo e che viene osservato con attenzione non solo da Vincenzo De Luca ma anche da Clemente Mastella e da una parte significativa del Pd partenopeo. È esattamente dentro questo scenario che A Testa Alta si è affermata come terza forza della coalizione di centrosinistra. Un risultato che oggi, soprattutto nella provincia di Caserta, punta a tradursi in organizzazione politica stabile e autonomia di iniziativa. La linea rivendicata da Oliviero è chiara anche sul piano più generale: «Il centrosinistra non è proprietà di apparati o commissari: appartiene al popolo che lo sostiene e ai territori che lo tengono in vita». Lo scontro è (solo) all’inizio. E promette di incidere sull’intera architettura del nuovo centrosinistra campano.

