L’amministrazione statunitense starebbe lavorando – almeno a livello teorico – alla costruzione di un nuovo forum intergovernativo destinato, in prospettiva, a rendere obsoleto e sostanzialmente inutile il G7. La notizia arriva dal quotidiano statunitense Politico, secondo cui la Casa Bianca sta seriamente prendendo in considerazione questa possibilità, mentre all’interno dell’amministrazione e degli apparati di governo americani la discussione sul superamento del G7 non sarebbe più un tabù.
La proposta di dare vita ad un nuovo gruppo internazionale sarebbe contenuta all’interno della versione “riservata” del documento della Strategia per la Sicurezza Nazionale, la cui versione “aperta” è stata pubblicata nei giorni scorsi.
Il nuovo gruppo di nazioni sarebbe composto da cinque membri, da cui il nome “Core 5”. Ma è guardando alla composizione del nuovo forum internazionale che si può percepire la portata rivoluzionaria dell’iniziativa: del gruppo, infatti, sarebbero chiamati a far parte Cina, India, Giappone e Russia, oltre ovviamente agli Stati Uniti.
Una composizione che se da un lato riflette l’ormai avvenuta affermazione a livello globale di potenze – industriali e anche demografiche – come i giganti asiatici cinese ed indiano, dall’altro evidenzia come il punto focale degli interessi statunitensi sia ormai lo scacchiere dell’Indo-pacifico, non certo quello euro-atlantico. L’inclusione della Federazione Russa nel quintetto dei “grandi” testimonia, inoltre, come la volontà statunitense di chiudere rapidamente il conflitto in Ucraina non sia tanto e solo “stanchezza” nel sostenere una guerra ereditata dalla precedente amministrazione democratica, quanto una precisa scelta strategica: con Mosca Washington ha intenzione – in qualche caso necessità – di dialogare, in campo economico certamente, ma anche in campo strategico. Scongiurare la definitiva saldatura tra Mosca e Pechino – questa sì, individuata come rivale strategico degli Stati Uniti – è una delle priorità della politica statunitense.
E se è importante vedere chi è incluso nel “C5” per comprendere quale sia la visione strategica di chi – gli Stati Uniti – ha immaginato la nascita di questa nuova struttura internazionale, altrettanto importante è osservare chi non ne fa parte: non c’è nessuna nazione europea. Neanche la Gran Bretagna, a lungo cullatasi nell’illusione del “rapporto eccezionale” – la special relationship di Winston Churchill – viene ritenuta necessaria o utile alla costruzione ed alla gestione di un nuovo assetto internazionale multipolare.
Dalla Casa Biana è arrivato il prevedibile «no comment» in merito alle indiscrezioni di Politico, mentre Torrey Taussig – già componente dell’amministrazione Biden – sottolinea come questo documento «è in linea con la visione del mondo che conosciamo del presidente Trump, che è non ideologica, attraverso un’affinità per gli uomini forti e una propensione a collaborare con altre grandi potenze che mantengono sfere di influenza nella loro regione».
Al netto della possibilità che il progetto del “C5” diventi realtà, il solo fatto che all’interno dell’amministrazione statunitense se ne stia discutendo senza remore testimonia quanto la visione geopolitica degli esponenti Maga sia divergente da quella delle élite politiche europee, ancorate ad una concezione degli equilibri internazionali formatasi negli anni della globalizzazione e del ruolo egemonico della potenza unipolare.

