Noi Moderati, Guarino: «Campania mortificata in questi dieci anni»

NAPOLI- La sua candidatura è insieme un riconoscimento politico e una sfida personale. Avvocato civilista, docente universitario e rappresentante della Presidenza del Consiglio dei ministri nella Zes Campania, Riccardo Guarino è il coordinatore di Noi Moderati per la provincia di Napoli e guida la lista del partito nella circoscrizione partenopea. Fondatore e presidente dell’associazione Rinascimento Partenopeo, movimento civico nato per valorizzare l’identità e la bellezza di Napoli e della Campania, porta in politica la stessa vocazione che segna la sua carriera professionale: tutelare i cittadini, difenderli dai soprusi e restituire loro fiducia nelle istituzioni. La sua campagna elettorale per Palazzo Santa Lucia è tutta sul filo – e sui valori – dell’identità centrista. «Nel campo politico c’è troppo rumore: serve una voce moderata che torni a parlare alla gente comune».
Guarino, come vive questo duplice ruolo di dirigente e candidato? E cosa si aspetta da questa competizione elettorale?
«Per me è una grande responsabilità poter rappresentare il partito in Campania come coordinatore provinciale. Quando mi è stato chiesto di candidarmi al Consiglio regionale come capolista, ho colto in quella proposta anche un riconoscimento di stima e fiducia da parte del presidente Lupi e del coordinatore regionale Casciello».
Cosa la motiva di più in questa sfida?
«L’idea di costruire una proposta politica seria, concreta e vicina alla gente. Noi Moderati vuole essere questo: un riferimento per chi crede nella buona politica e nella forza dei valori».
Perché, secondo lei, un elettore napoletano dovrebbe scegliere Noi Moderati alle prossime regionali?
«Perché offriamo una casa politica dove la persona è messa al centro con le sue esigenze e i suoi diritti. La famiglia è il nucleo essenziale di una società moderna fondata su radici solide, educazione e rispetto».
Ha citato scuola e sport come pilastri del suo impegno. In che senso?
«Scuola e istruzione restano obiettivi primari, insieme allo sport. È importante sostenere la crescita del terzo settore, delle attività parrocchiali e degli oratori, creando spazi di aggregazione sani in cui i giovani possano crescere in modo equilibrato. Solo così possiamo contrapporre alla solitudine e all’egoismo una cultura dell’altruismo e della condivisione».
Cosa significa, oggi, essere moderati?
«Significa essere persone equilibrate capaci di mediazione e aperte al dialogo. È un modo di stare al centro del dibattito politico portando avanti valori liberali, popolari, cristiani e sociali in cui crede la maggior parte dei cittadini».
E in concreto, nella pratica politica?
«Vuol dire guardare sempre all’interesse della collettività con concretezza e serietà. Senza prevaricare ma cercando soluzioni giuste ed eque per il maggior numero di persone».
Che spazio rivendica Noi Moderati nel centrodestra?
«Se oggi assistiamo a una forte polarizzazione è proprio perché finora è mancata una proposta autenticamente moderata e centrista. Noi vogliamo essere questo: dentro la coalizione di centrodestra, consapevoli dell’importanza del ruolo che possiamo svolgere».
In che modo intendete distinguervi dagli altri alleati?
«La forza centrista è sempre stata determinante per l’equilibrio del centrodestra e oggi lo è ancora di più. Basta pensare che circa nove milioni di italiani moderati non votano più. È un segnale chiaro: il nostro spazio esiste ed è ampio. Ci distinguiamo anche nella scelta della classe dirigente: Noi Moderati guarda a professionisti e persone della società civile con esperienze concrete e una vera vocazione al servizio».
Qual è il suo giudizio sui dieci anni di amministrazione De Luca a Palazzo Santa Lucia?
«Il mio giudizio si fonda sui fatti: la Campania è una regione da cui ogni anno partono migliaia di giovani e famiglie, non solo per cercare lavoro ma per la qualità della vita e dei servizi che restano insoddisfacenti rispetto ad altre regioni. Nell’era De Luca, purtroppo, gli squilibri sono aumentati e con essi le clientele. Chi è libero e autonomo spesso parte penalizzato».
Qual è, allora, la sua idea di governo per la Campania?
«Bisogna restituire dignità alle persone che non devono elemosinare nulla ma avere pari opportunità, diritti e prospettive di vita. Nell’attuale coalizione di centrosinistra vedo solo il desiderio di mantenere il controllo dei territori, non un progetto comune per la libertà e la crescita dei cittadini».
Quali sono, a suo avviso, le priorità per la Campania nei prossimi cinque anni?
«Occorre garantire condizioni di vita dignitose ai cittadini: trasporti pubblici efficienti – soprattutto per le aree interne, le isole e le province – e un sistema sanitario che funzioni davvero. Oggi molti sono costretti a curarsi fuori regione.  Servono investimenti nei servizi domiciliari, nuove assunzioni e retribuzioni eque per medici e infermieri».
E sul piano economico?
«Bisogna sostenere imprese, artigiani e partite Iva, spesso schiacciati da tasse e burocrazia senza ricevere in cambio servizi adeguati. In un sistema amministrativo poco lineare l’imprenditore rischia di pagare per errori che non dipendono da lui: va restituita fiducia a chi produce».
Chiudiamo con i giovani. Cosa serve per trattenerli in Campania?
«Scuola e sport devono tornare centrali con investimenti seri e programmati che formino le nuove generazioni e creino luoghi di aggregazione e crescita. Solo così potremo trattenere i nostri ragazzi e dare a questa terra la possibilità di guardare avanti».

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