Nasce in Svezia il mito di Pelè e il Brasile conquista la coppa

L’estate del 1958 consegnò al mondo del calcio molto più di una semplice Coppa Rimet. In Svezia, tra stadi moderni e un’organizzazione impeccabile, nacque una leggenda destinata a superare i confini dello sport: Edson Arantes do Nascimento, per tutti Pelé.
Aveva appena 17 anni e un sorriso timido, ma da quel Mondiale sarebbe uscito come il nuovo volto del calcio mondiale.
La Coppa del Mondo svedese fu la prima trasmessa in modo relativamente diffuso in televisione, soprattutto in Europa. Un dettaglio non secondario: milioni di persone poterono vedere per la prima volta le prodezze dei campioni e innamorarsi di un gioco che stava diventando sempre più globale. La FIFA scelse la Svezia dopo il ritiro dell’Argentina, e il Paese scandinavo seppe sfruttare al meglio l’occasione, portando la propria nazionale fino a una storica finale.
Il Brasile arrivò in Europa con il peso di una ferita ancora aperta: il “Maracanazo” del 1950. In patria, la Seleção era considerata talentuosa ma fragile. Per questo motivo, la federazione adottò un approccio quasi scientifico, introducendo psicologi, test fisici e una preparazione mai vista prima. Una rivoluzione silenziosa che avrebbe dato i suoi frutti.Pelé, inizialmente infortunato, saltò le prime due partite del girone. Quando esordì contro l’Unione Sovietica, il mondo scoprì un calcio nuovo: rapido, creativo, letale. Il suo primo gol mondiale arrivò nei quarti contro il Galles, diventando il più giovane marcatore della storia del torneo. In semifinale, contro la Francia di Just Fontaine, Pelé segnò una tripletta che spazzò via ogni dubbio sul suo talento.
La finale del 29 giugno 1958, allo stadio Rasunda di Stoccolma, fu l’apoteosi. Davanti a oltre 50 mila spettatori, la Svezia passò in vantaggio, ma il Brasile rispose con classe e potenza.
Pelé segnò due gol memorabili, uno dei quali con un controllo di petto e tiro al volo che ancora oggi è considerato un capolavoro assoluto. Il 5-2 finale consegnò la prima Coppa Rimet al Brasile e fece piangere il ragazzo nero con il numero 10 sulle spalle, immortalato mentre piangeva tra le braccia del portiere Gilmar.Ma il Mondiale del 1958 non fu solo Pelé. Fu l’edizione dei gol: Just Fontaine ne segnò 13, un record tuttora imbattuto in una singola fase finale. Fu il torneo del 4-2-4 brasiliano, un modulo offensivo che avrebbe influenzato generazioni di allenatori. Fu anche il Mondiale degli aneddoti: dalla pioggia torrenziale di Göteborg alle partite giocate sotto il sole di mezzanotte, fino ai racconti dei calciatori che scoprivano per la prima volta l’Europa del Nord.Curiosa anche la storia della Coppa Rimet, che iniziava allora a diventare un simbolo mitico.
Il Brasile l’avrebbe conquistata definitivamente dodici anni dopo, ma tutto ebbe origine in Svezia, dove il calcio cambiò volto. Quel torneo segnò il passaggio dall’era pionieristica a quella moderna, fatta di stelle globali e memoria collettiva. Svezia 1958 resta così uno spartiacque: il Mondiale in cui nacque Pelé, in cui il calcio smise di essere solo un gioco e iniziò a diventare un linguaggio universale.

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