Napoli rispetta il “programma” e si dimette: «Ho fatto il massimo, ora serve nuova spinta propulsiva»

Tutto previsto. Tutto annunciato. Ma il rumore resta. È forte. Ed è tutto politico. Le dimissioni del sindaco di Salerno Vincenzo Napoli segnano un passaggio netto tra la storia recente della città e il suo futuro più prossimo. «Sono stato sindaco per oltre dieci anni e posso dire con certezza, e con qualche fierezza, che ho svolto il mio incarico al meglio, con disciplina e onore, come dice la Costituzione» afferma. «Si sono però verificate modifiche sostanziali dei riferimenti e del quadro politico che impongono una riflessione». Il cambio di scenario regionale, con la fine della lunga stagione di governo di Vincenzo De Luca, è il punto di svolta. E, allo stesso tempo, l’elemento che rompe gli equilibri prima della scadenza naturale della consiliatura. La riflessione è servita sul piatto dell’attualità: «A Salerno saremmo andati alle elezioni tra sei mesi con il rischio di arrivarci con una semplice ordinaria amministrazione. Non possiamo permettercelo» sottolinea Napoli. «C’è bisogno di una spinta propulsiva, di nuove progettualità e iniziative che abbiano davanti un tempo ragionevole per la loro realizzazione». La sintesi è tutta qui. In una frase: «Piuttosto che fare quest’ultimo anno stancamente» ribadisce il sindaco dimissionario «ho immaginato fosse utile per la mia città e per i miei cittadini – che naturalmente si esprimeranno col voto – avere un’amministrazione che progetta e realizza in maniera adeguata alle loro esigenze». Con questo atto, formale e politico insieme, si chiude in anticipo la consiliatura e si apre una nuova fase per il capoluogo. Una fase di transizione istituzionale che porterà al commissariamento e al ritorno alle urne già nella prossima primavera. Da ieri decorrono i venti giorni previsti dalla normativa: fino all’otto febbraio Consiglio comunale e Giunta resteranno in carica esclusivamente per l’ordinaria amministrazione. Poi le dimissioni diventeranno irrevocabili, l’assemblea sarà sciolta e il Prefetto di Salerno procederà alla nomina di un commissario prefettizio, primo passaggio verso la gestione straordinaria dell’ente e, entro novanta giorni, verso le elezioni amministrative. Sullo sfondo l’ormai certa ricandidatura di De Luca a Palazzo di Città. Ma Napoli respinge letture strumentali: «Non mi sono dimesso per fare spazio a De Luca. Naturalmente l’ho informato della mia decisione, d’altronde lo sento costantemente». E aggiunge un passaggio politico non secondario: «In questi anni senza il presidente De Luca alla Regione Campania gran parte delle realizzazioni sarebbe stata impossibile». Il sindaco uscente rivendica le sue radici politiche: «Sono stato segretario della federazione giovanile socialista, consigliere comunale e assessore. Sono fiero della mia storia». Nessun rammarico, almeno dichiarato: «Sono un uomo concreto, in politica non c’entrano i sentimentalismi». E non manca il riferimento ai passaggi più duri: l’inchiesta sulle cooperative che – come annota – «ha di fatto bloccato per circa tre anni la manutenzione della città. Non avendo fatto nulla sono stato prosciolto» evidenzia «ma ha comunque condizionato il nostro lavoro». In ogni caso nessun addio alla politica. Ma un cambio di passo. «Non ho ambizioni personali. Farò squadra – come sempre – con il mio partito e con la maggioranza di centrosinistra. Sono e resto un militante della sinistra». Infine il ritorno (anche) a una dimensione più privata e a al suo vecchio grande amore professionale: «Probabilmente riprenderò a fare l’architetto e sicuramente a leggere. Ho molte letture arretrate».

Torna in alto