L’avvio in Campania del processo costituente di Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci, sta contribuendo a ridisegnare gli assetti del centrodestra, grazie ad un progetto che si sta dimostrando particolarmente attrattivo. Anche per i quadri dirigenti degli altri partiti di centrodestra. È il caso, in Irpinia, di Sabino Morano, già segretario provinciale della Lega.
«Il mio – sottolinea Morano – è stato un passaggio naturale: sono tornato nella Lega dopo l’adesione di Roberto Vannacci e la sua nomina a vicesegretario. Quella di aderire a Futuro Nazionale è stata una scelta conseguenziale».
Cosa non ha funzionato all’interno della Lega, tanto da costringere Vannacci a dare vita ad un nuovo partito?
«L’idea di Vannacci, che io ho condiviso, era quella di fare della Lega un partito compiutamente sovranista e nazionale, è evidente che questo non è stato possibile. All’interno del partito hanno infine prevalso le sue radici storiche: gli interventi di Romeo e Molinari alla Camera ed al Senato erano incentrati nuovamente sulla questione settentrionale».
Eppure la Lega si è proposta come portavoce di molte istanze sovraniste.
«Il partito di Salvini ha di fatto abbandonato molte posizioni che ci avevano portato ad aderire e che avevano ottenuto il consenso degli elettori. Quando si abbandona una battaglia “storica” come quota 100, quando a Rivisondoli, dopo che Zaia ha pubblicato il suo manifesto, si invita a parlare Francesca Pascale, vuol dire che si immagina un partito diverso da quello che si diceva di voler costruire».
Cosa vuole essere, quindi, Futuro Nazionale?
«Sicuramente un partito che abbia come primo e principale obiettivo quello di tutelare e difendere gli interessi degli italiani, senza ad esempio essere constretti a subire l’influenza delle grandi banche d’affari o delle istanze woke, che incidono anche nell’azione del governo di centrodestra. Siamo intenzionati a costruire un partito che mantenga le proprie posizioni in maniera lineare, come dimostra la nostra posizione sull’Ucraina: tutti dicono di volere la pace, intanto continuano a foraggiare la guerra. Una posizione che abbiamo rifiutato con chiarezza».
Futuro Nazionale si collocherà all’interno del centrodestra o correrà da solo?
«Credo che sia prematuro affrontare questo tema. Di certo il governo Meloni in questo momento è preferibile alle possibili alternative e non saremo certamente noi a favorire la sinistra, in qualsiasi modo. Credo che il nostro vero obiettivo debba essere quello di conquistare un peso tale da richiamare il centrodestra su posizioni coerenti con quelle che hanno ottenuto il consenso degli elettori».
Giovedì scorso è iniziato ufficialmente il cammino di Futuro Nazionale in Campania, che clima si respira?
«C’è un entusiasmo palpabile. Abbiamo avviato la fase costituente, da domani sarà possibile iscriversi al partito e dare vita a nuovi comitati costituenti. È l’inizio di un percorso che porterà alla strutturazione del partito ed alla definizione dei ruoli che, in questa fase, non esistono. In Irpinia, realtà che ovviamente vivo quotidinamente, si sono avvicinate al nuovo partito non solo persone che non hanno mai fatto politica, ma anche chi non viene da destra. Quello in atto è un fenomeno assolutamente trasversale».
Il nuovo partito nasce mentre in regione ci si prepara ad una importante tornata elettorale amministrativa, con due capoluoghi al voto. Futuro Nazionale sarà in campo?
«Immagino di no. La fase costituente che si è appena aperta durerà alcuni mesi, un impegno che non appare compatibile con quello elettorale. Anche perché in un momento in cui i comitati sono tutti sullo stesso piano potrebbero sorgere conflitti sullo stesso territorio. La prospettiva è senza dubbio quella delle elezioni politiche del 2027. Salvo casi straordinari o indicazioni diverse dello stesso Vannacci».

