NAPOLI - Una leader in campo, il Palapartenope tirato a lucido e un obiettivo dichiarato: dare la spallata finale al centrosinistra. Giorgia Meloni arriva a Napoli per chiudere il cerchio e provare a blindare la rimonta di Edmondo Cirielli. Sul tavolo i sondaggi ufficiosi che circolano nelle ultime ore dentro il quartier generale del centrodestra: distacco ridotto, quattro o cinque punti appena. Quanto basta per trasformare l’ultimo miglio della campagna in un testa a testa. E la leader di Fratelli d’Italia sceglie la via più diretta: il corpo a corpo politico. Attacca, nomina, deride. Parla di «gioco delle tre carte», accusa Vincenzo De Luca di «prendere in giro i cittadini sulle liste d’attesa», rilancia i dati veri «perché si sa che sono un po’ stronza», dice ricordando il vecchio botta e risposta col governatore. La presidente del Consiglio punta il dito sulle urgenze «spacciate come se fossero tutto», mentre «l’ottanta per cento delle prestazioni continua a viaggiare con tempi lunghissimi». Il bersaglio è doppio. De Luca, innanzitutto. E poi Roberto Fico, il candidato di centrosinistra diventato – nelle parole della premier – l’emblema di un’alleanza «innaturale» costruita solo per provare a mantenere la Regione. «Fico diceva che il Partito democratico era il pericolo numero uno e ora ci si allea» annota la premier. «Hanno passato anni a descrivere De Luca come il re delle clientele… ora lo sostengono. Se non fosse una cosa seria sarebbe esilarante». Sul palco Meloni rimette insieme la narrativa identitaria del centrodestra: nessuna somma di sigle ma «una comunità umana che sta insieme per scelta». Ringrazia uno a uno i leader della coalizione: da Antonio Tajani di Forza Italia a Matteo Salvini della Lega, a Maurizio Lupi di Noi Moderati. Rivendica il lavoro di governo sul Sud, «locomotiva d’Italia» con «il tasso di occupazione più alto di sempre». E riaccende la memoria di Caivano, presentata come simbolo della svolta: «Dicevano che era impossibile. Ma impossibile è la parola dei vigliacchi». Il messaggio è uno solo: il vento sta cambiando. Anzi, è già cambiato. E il finale di campagna – almeno secondo il centrodestra – è una volata verso la vittoria. Cirielli ascolta e annuisce. Meloni infiamma, incalza, chiama al voto. La sensazione, all’interno di un gemito Palapartenope, è che lo scontro sia arrivato finalmente al punto. E l’ultimo affondo della premier è quasi un manifesto d’intenti: «Vi chiedo di trasformare l’affetto e l’entusiasmo in uno straordinario passaparola. Andate in ogni piazza a parlare di Cirielli, delle nostre idee, di ciò che vogliamo costruire. Dite che c’è un’alternativa alla rassegnazione, ai fallimenti, al clientelismo, alle prese in giro, alle fritture di pesce per fare voti, ai voltagabbana, a chi ha rinnegato tutto pur di tenersi una poltrona». Poi la chiusura: «Quell’alternativa» afferma con orgoglio Meloni «si chiama centrodestra. Si chiama Fratelli d’Italia. Si chiama Edmondo Cirielli».

