Il Governo finanzi sanità, salari e pensioni invece che darli alle armi». Così il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, nel commentare la manovra di Bilancio varata ieri dal Governo. Una dura presa di posizione, quella di Ricci, che contesta quel “5 per cento di Pil destinato all’industria bellica” come anche l’assenza di misure per contrastare il precariato e il lavoro povero.
«Noi siamo critici nei confronti della manovra varata dal Governo – incalza il sindacalista – perché c’è un tema difficile da spiegare: va bene che ci sia la detassazione sugli aumenti contrattuali, però i pensionati e i lavoratori in questo Paese hanno pagato in due anni 25 miliardi di tasse che ora andrebbero restituiti con il famoso drenaggio fiscale. E invece non si fa nulla». Per Ricci si tratta di «una manovra da 18 miliardi di euro che non risolve il tema centrale che è quello di aumentare il potere d’acquisto». Bolla poi come inefficaci le misure introdotte nella legge finanziaria: «Non basta riportare i salari all’indice di inflazione perché l’inflazione – spiega – è in doppia cifra mentre si rinnovano i contratti ad una sola cifra. Ci sono misure strutturali che non possono durare 6-7 mesi». Punta poi il dito contro la «politica del riarmo del Governo Meloni» che «destina il 5 per cento del Pil all’industria bellica», contesta Ricci. «Si destinano risorse per l’industria bellica – continua – mentre noi vorremmo più sanità pubblica, stipendi, pensioni, ed occupazione per fronteggiare il lavoro povero e precario».
Il segretario della Cgil richiama quindi la necessità di una svolta sociale nella legge di Bilancio, capace di ridare centralità al lavoro e ai diritti con un piano straordinario per sanità, welfare e rinnovo dei contratti.

