POTENZA- Crisi idrica, è scontro in Regione. Sul piede di guerra le consigliere del M5s Alessia Araneo e Viviana Verri che bollano come “fuori tempo massimo” la richiesta del governatore lucano Vito Bardi di estendere lo stato di emergenza. Il riferimento è alla delibera di Giunta regionale dello scorso 30 settembre, con cui si dà «mandato al presidente di formulare, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale per deficit idrico, con riferimento all’intero territorio regionale, e di nomina di un Commissario delegato per gli interventi urgenti finalizzati alla gestione della crisi». Estensione dello stato di emergenza e commissario straordinario per gestire la situazione e scongiurare il pericolo di ritrovarsi senz’acqua per i campi e con rubinetti a secco nelle case. Il livello di severità indicato dall’osservatorio idrico permanente dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino meridionale, resta elevato sia per il comparto potabile che irriguo negli schemi Basento-Camastra-Agri, Vulture-Melfese e Collina Materana. Una crisi idrica che perdura in gran parte delle regioni del Mezzogiorno: dalla Calabria, nelle province di Crotone e Reggio Calabria, alla Campania, con Avellino e Benevento, dalla Puglia alla Basilicata dove la mancanza d’acqua sta comportando una serie di problemi al comparto agricolo. Difficoltà che saranno al centro del Consiglio del 21 ottobre durante la quale interverrà l’assessore all’Agricoltura, Carmine Cicala. «Da mesi chiediamo che la Giunta regionale affronti con serietà la crisi idrica che sta colpendo la Basilicata – dichiarano – oggi la decisione del presidente Bardi di chiedere l’estensione dello stato di emergenza arriva fuori tempo massimo, quando la situazione è ormai compromessa e il territorio paga le conseguenze di mesi di inerzia politica e amministrativa». Puntano il dito contro quella che definiscono una «governance frammentata e inefficiente, che si divide competenze senza assumere responsabilità» e su quell’accordo di programma con la Puglia del 2016 che «continua a svantaggiare la Basilicata, privandola di una parte rilevante delle proprie risorse idriche senza compensazioni adeguate». Al centro i dati e i numeri che arrivano dagli invasi lucani, sempre più vuoti. «Gli ultimi dati dell’Anbi parlano chiaro – continuano – la diga di Monte Cotugno è al 18%, il Pertusillo al 26%, e il livello di severità idrica per la Basilicata è classificato come ‘alto’ sia per il comparto irriguo che per quello potabile». Un quadro allarmante, con volumi d’acqua in calo in tutte le dighe lucane. «Non accetteremo che si continui a raccontare questa crisi come un imprevisto climatico – concludono le consigliere grilline – è il risultato diretto di una gestione miope, che rincorre i problemi invece di affrontarli». A richiamare i consiglieri di opposizione alla responsabilità nei giorni scorsi è stato il consigliere del gruppo misto Michele Casino: «la delibera approvata rappresenta un atto necessario e responsabile. Invito tutte le forze politiche e istituzionali a fare fronte comune su questa priorità assoluta per la Basilicata. È tempo di lavorare uniti per garantire un futuro idrico sicuro alla nostra regione». Un invito raccolto dalla minoranza consiliare di via Verrastro con il consigliere Antonio Bochicchio Avs-Psi-LBp che però ricorda, come le colleghe del M5s, le «sollecitazioni dell’opposizione al presidente Bardi e alla Giunta a dichiarare lo stato di emergenza, già dalla primavera scorsa».

