«Siamo pronti a raggiungere un accordo il prima possibile. Faremo tutto il necessario per realizzarlo». Così il vice ministro degli Esteri iraniano, Takht-Ravanchi, ha sintetizzato la posizione della Repubblica Islamica in vista della ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti – appuntamento domani a Ginevra – sul dossier nuclare.
Ufficialmente non è stata resa nota alcuna base su cui potrebbe essere raggiunta un’intesa, anche se indiscrezioni di fonte iraniana rilanciate dall’agenzia Reuters disegnano uno scenario possibile: Teheran, secondo questo scenario, potrebbe proporre a Washington il trasferimento all’estero – quasi certamente in Russia – della metà del suo uranio arricchito, mentre la restante parte verrebbe “diluita”; verrebbe proposta, infine, la costituzione di un consorzio regionale attraverso cui procedere all’arricchimento dell’uranio per finalità non militari. Un’idea, quest’ultima, già lanciata in passato dalla Repubblica Islamica senza fortuna.
Con questa offerta gli iraniani sperano di ottenere via libera dagli Stati Uniti alle due rischieste che Teheran intende avanzare in cambio: diritto all’arricchimento per finalità civili dell’uranio e progressiva revoca delle sanzioni economiche che strangolano il sistema economico.produttivo iraniano.
Da Washington, ovviamente, nessuna reazione ufficiale, anche se la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha sottolineato come la prima ozione della Casa Bianca sia la soluzione diplomatica della crisi, anche se l’opzione militare resta sul tavolo.
E del resto la massima latina si vis pacem, para bellum sembra in questo momento guidare anche la politica iraniana, impagnata nel rifornire i propri arsenali depauperati dal conflitto con Israele dello scorso giugno. E se sulle forniture militari russe – elicotteri d’attacco Mi-28 e sistemi missilistici antiaerei spalleggiabili – non sussistono particolari dubbi, meno certezze ci sono sulla trattativa in corso con Pechino, trattativa finalizzata all’acquisto di missili supersonici antinave. Nello specifico si tratta dei CM-302, missili accreditati di una gittata di circa 300 chilometri e progettati per adottare una rotta di avvicinamento al bersaglio in grado di renderne difficile individuazione ed intercettazione. L’accordo sarebbe ormai definito, anche se non ci sono indicazioni sulla possibile data di consegna.
Infine, dopo le esercitazioni navali svoltesi nello stretto di Hormuz, i Pasdaran si stanno esercitando lungo le coste meridionali del Paese con droni e missili a reagire a
possibili attacchi.

