di Stefano Masi
C’è un paradosso amaro che attraversa il mondo cinofilo moderno: mentre ci dichiariamo più “amanti degli animali” che mai, alimentiamo con le nostre scelte un mercato che di etico non ha nulla. La deriva attuale non è solo culturale, ma morale e giuridica, e i recenti fatti di cronaca a Ercolano ne sono la prova più plastica e agghiacciante.
Oggi la cinofilia sembra essere diventata una branca del marketing. Si cercano nomi accattivanti per vendere semplici incroci a prezzi esorbitanti. Il Maltipoo, ad esempio, non è una razza: è un meticcio che, per definizione, non può avere un pedigree.
Da un punto di vista legale, la questione è netta: il D.Lgs. n. 529/1992 stabilisce che possono essere commercializzati come “di razza” solo animali accompagnati dal certificato genealogico ufficiale (pedigree). Vendere un cane privo di tale documento spacciandolo per appartenente a una razza non è solo una scorrettezza, ma integra gli estremi di una frode in commercio. Chi acquista un “tipo” Maltipoo a 1.500 euro sta, di fatto, strapagando un cane che per la legge italiana ha lo stesso valore economico – ma non affettivo – di un meticcio adottabile gratuitamente in un canile.
Ciò che accade quando la domanda di cagnolini di piccola taglia ignora la legge è stato reso evidente dall’operazione della Guardia di Finanza di Ercolano. In una serra dismessa è stato scoperto un allevamento clandestino: 43 cani stipati in gabbie minuscole, tra escrementi e carcasse di animali morti. Questo canile lager non era un’entità isolata, ma un ingranaggio di un business da oltre 50mila euro. Oltre alle condizioni igieniche atroci, questi trafficanti violano sistematicamente le norme sul benessere animale e quelle sul commercio internazionale. Allevare in maniera seria significa selezionare per proteggere la salute genetica e garantire il benessere psicofisico. L’allevatore professionista non vende “prodotti” senza garanzie; il “cagnaro” o il venditore improvvisato, invece, vede l’animale come merce.
Acquistare un cane senza pedigree non solo danneggia chi lavora con etica, ma espone l’acquirente a rischi legali e sanitari enormi. Finché continueremo a scegliere il cane in base a un trend di TikTok o al risparmio di pochi euro, ignorando la tracciabilità e le certificazioni ENCI, ci saranno sempre serre come quella di Ercolano pronte a riempirsi di sofferenza. La vera cultura cinofila non passa per un nome esotico, ma per la consapevolezza che ogni cucciolo è un essere vivente, non un accessorio da sconti su un portale di annunci.
Per non diventare complici, anche involontari, di realtà come quella di Ercolano, è necessario abbandonare l’acquisto d’impulso e seguire regole ferree di verifica. Ecco come distinguere un professionista da un improvvisato:
- Consultare il Libro Genealogico Online: Il primo passo è collegarsi al sito ufficiale dell’ENCI. Qui è possibile consultare l’elenco dei soci allevatori con affisso e, anche nel caso di un allevatore privato amatoriale, verificare se la cucciolata è stata regolarmente denunciata tramite i “Modelli A e B”. Se la cucciolata non è presente nei registri, il cane non è di razza.
- Diffidare della consegna “a metà strada”. Un venditore onesto insisterà affinché voi visitiate l’allevamento per vedere dove e come crescono i cuccioli e per conoscere la madre. Chi propone di consegnare il cane in un casello autostradale o in un parcheggio sta quasi certamente nascondendo un canile abusivo o un traffico illecito dall’est Europa.
- Il prezzo troppo basso. Se un cane di razza viene proposto a un prezzo stracciato, il risparmio è quasi sempre frutto del taglio dei costi sui vaccini, sulla selezione e sul benessere dei riproduttori. Al contrario, un incrocio (come il Maltipoo) venduto a prezzi da capogiro è una speculazione ingiustificata su un cane privo di certificazione.
Il caso di Ercolano deve servire da monito: dietro ogni cucciolo “scontato” o “di tendenza” acquistato con leggerezza, può nascondersi una filiera di maltrattamento e illegalità. Proteggere la cinofilia significa premiare chi alleva con amore e scienza, denunciando chi trasforma la vita in un business sporco.

