Libertà di parola, un portale per aggirare i divieti europei

Una nuova burrasca sta per imperversare sulle due sponde dell’Atlantico e, quasi certamente, finirà per aumentare la già ampia distanza che oggi separa gli Stati Uniti dai Paesi dell’Unione Europea. O meglio, dai governi che guidano la maggioranza delle nazioni della Ue. Perché a livello di opinione pubblica questa volta c’è la concreta possibilità che un’ampia fetta di cittadini europei guarderà con favore alla mossa in arrivo da Washington. E sì, perché la decisione dell’amministrazione Trump potrà avere un impatto diretto sulla vita di ognuno, a differenza delle pretese avanzate dalla Casa Bianca sulla Groenlandia (partita tutt’altro che chiusa, a dispetto del ridotto clamore mediatico che la questione suscita in queste ultime settimane).
Il Dipartimento di Stato statunitense, infatti, sta sviluppando un portale online che consentirà ad ogni utente di accedere liberamente anche a contenuti vietati da legislazioni nazionali o comunitarie. Il portale – secondo l’agenzia Reuters che ha anticipato la notizia – sarebbe tecnicamente già pronto e solo per un’ulteriore valutazione di carattere politico-legale non sarebbe già stato reso operativo. «Il sito – scrive la Reuters – sarà ospitato su freedom.gov. Una fonte ha affermato che i funzionari hanno discusso l’inclusione di una funzione di rete privata virtuale per far sembrare che il traffico di un utente provenga dagli Stati Uniti e ha aggiunto che l’attività degli utenti sul sito non sarà tracciata».
Ma perché gli Stati Uniti sarebbero intenzionati a consentire, di fatto, l’aggiramento delle restrizioni previste dal Digital Services Act dell’Unione Europea e dall’Online Safety Act britannico? Semplicemente perché, a giudizio dell’amministrazione statunitense, questi regolamenti finiscono per dare corpo ad una vera e propria forma di censura che – aspetto centrale della questione – colpisce prevalentemente le voci delle forze conservatrici. Anzi, secondo diversi funzionari statunitensi – sottolinea la Reuters – sarebbe in atto una vera e propria campagna di censura verso i partiti di destra in Paesi come la Francia e la Germania.
Questione di principio – difesa della libertà di espressione nella sua forma più ampia, come previsto dal primo emendamento della costituzione statunitense – ed eminentemente politica, come testimoniano le numerose prese di posizione di esponenti dell’amministrazione Trump, o comunque di sostenitori dell’attuale presidente, contro le limitazioni nell’accesso ai social imposte al candidato di destra alle presidenziali in Romania (escluso alla fine dalla corsa elettorale) o in sostegno di partiti come l’AfD tedesca. Se si considera, poi, che buona parte dei contenuti non accessibili rientrano tra quelli potenzialmente ascrivibili alle categorie dei “discorsi di odio” e/o della “disinformazione” ben si comprende la portata politica dirompente dell’iniziativa statunitense. In buona sostanza molti, se non tutti, i contenuti che oggi in Europa le piattaforme sono costrette a rimuovere o a “marcare” come sospetti sarebbero pienamente fruibili dagli utenti.
Naturalmente l’iniziativa statunitense ha una portata globale, ma non è difficile cogliere il tentativo di intervenire a gamba tesa nel dibattito pubblico europeo, in coerenza con la linea tenuta lo scorso anno in occasione della conferenza sulla sicurezza di Monaco, quando il vice presidente statunitense Vance rinfacciò ai governi europei numerose scelte – ritenute più che dannose – in tema di sicurezza ed immigrazione. E proprio in occasione della conferenza sulla sicurezza della scorsa settimana, secondo le indiscrezioni rilanciate dalla Reuters, era originariamente prevista la presentazione del nuovo portale, poi rinviata senza alcuna spiegazione ufficiale.

Torna in alto