Usa parole gentili. Ma queste parole hanno un’onda d’urto profonda e il peso di convinzioni radicate. Antonella Lettieri, responsabile regionale Disabilità e Pari Opportunità di Noi Moderati, è candidata con il partito di Maurizio Lupi e Mara Carfagna nella circoscrizione di Caserta alle elezioni per Palazzo Santa Lucia. Non promette scorciatoie né miracoli: la sua idea di fare e pensare la politica è fondata sul valore dell’ascolto e della coerenza. E’ il riflesso – incondizionato- di un impegno appassionato lungo una vita, nato tra le persone e mai abbandonato.
Lettieri, perché ha deciso di candidarsi al Consiglio regionale della Campania?
«Mi sono candidata perché la politica, quella vera, fatta di ascolto e responsabilità, è da sempre la mia vita e la mia passione. Da anni cerco di dare voce a chi non ne ha, a chi vive ogni giorno ingiustizie e marginalità. Credo che la buona politica nasca dal basso, dalle persone e dalle loro speranze. Ho scelto Noi Moderati perché è una casa di persone perbene, animate da senso civico e valori autentici. Non credo negli estremismi,ma nel dialogo, nel confronto e in una visione equilibrata capace di unire e restituire alla politica il suo compito più nobile: servire il bene comune».
Quali sono le priorità della Campania?
«Le priorità sono le persone. In particolare quelle che troppo spesso vengono dimenticate. Mi occupo da anni di disabilità, di diritto dell’infanzia, di pari opportunità e di tutela delle donne. Da qui deve ripartire ogni azione politica concreta».
«Credo nei principi, non nei padroni», ha detto. Un manifesto di libertà morale e politica. Quanto è difficile restare coerenti in un sistema che spesso premia i compromessi?
«Essere coerenti è semplice: basta non cedere ai compromessi che tradiscono etica e coscienza. Se avessi scelto scorciatoie o accordi discutibili, forse oggi sarei in posizioni più comode. Ma non l’ho mai fatto e non lo farò perché so bene quale voce voglio rappresentare: non quella dei baroni o delle lobby bensì quella degli ultimi, di chi chiede giustizia sociale, dignità e una politica autentica, pulita e umana».
Da tempo si occupa di disabilità e pari opportunità. Qual è la sua priorità in questo ambito?
«Parlare di disabilità significa parlare di diritti, non di assistenzialismo. Il sistema deve adattarsi ai bisogni delle famiglie, non il contrario. Servono servizi di prossimità, assistenza domiciliare continua, supporto psicologico e una vera integrazione tra scuola, sanità e servizi sociali. Troppe famiglie oggi sono sole, costrette a supplire allo Stato. È indispensabile anche un censimento permanente dei bisogni reali: senza conoscere il territorio non si costruiscono politiche efficaci. E bisogna farlo con un approccio trasversale capace di rendere accessibili ambienti e percorsi per tutti, non per pochi».
Lei ha detto che in Campania “è morta l’infanzia”. Cosa intende dire?
«Difendere i diritti dei bambini significa garantire un futuro, perché un Paese che non investe sull’infanzia è un Paese senza prospettiva. È morto il diritto all’infanzia ogni volta che un bambino vive in una casa senza serenità, in una scuola senza sicurezza, in un quartiere senza futuro. Non è solo una battaglia politica ma di vita: nasce dalla mia esperienza nelle comunità per minori vittime di violenza che mi ha insegnato a non voltarmi mai dall’altra parte. Ripartire significa costruire un sistema che protegga davvero i più piccoli garantendo istruzione, ascolto, sicurezza e dignità».
Come si conquista la fiducia degli elettori?
«Non mi sono mai chiesta come conquistarla ma come ascoltarli davvero. La fiducia non nasce dalle parole, nasce dalla verità che contengono. Quando si parla con autenticità e rispetto, arriva da sé quasi come l’amore: non si sa quando e perché ma accade. La politica, come ogni relazione umana, deve fondarsi su questo incontro genuino».
In Campania si chiude un’esperienza amministrativa. Secondo lei si chiude anche una stagione politica?
«Spero di sì. Spero finisca una stagione segnata da opportunismo, nepotismo e logiche delle poltrone. Serve una rivoluzione culturale: la politica non può essere il rifugio di chi cerca vantaggi personali ma deve tornare a essere servizio e responsabilità. Chi ha governato non sempre lo ha fatto con il senso del dovere che la nostra terra merita. È tempo di una politica nuova, libera, meritocratica ed etica: che non punisca chi resta indietro ma lo accompagni a camminare insieme».

