Il capolista resta bloccato, ma la rappresentanza alternata di genere subisce un netto ridimensionamento. Addio alla norma “taglia-cespugli”
ROMA – L’impianto dello Stabilicum – o Melonellum , come viene ormai ribattezzato nei corridoi del Palazzo – mantiene salda l’ossatura originaria fortemente voluta dalla premier Giorgia Meloni nei mesi scorsi. Tuttavia, nelle file della maggioranza di centrodestra, si fa strada con sempre maggiore insistenza la convinzione che la strada maestra possa trasformarsi in una manovra tattica: l’ipotesi del cosiddetto “binario morto”. L’intenzione strategica di diversi alleati potrebbe essere infatti quella di arrivare in Aula con il testo base, magari del tutto sprovvisto di un relatore, per far decadere i correttivi e arrendersi all’applicazione della legge vigente, ritenuta idonea a garantire una maggiore rappresentanza proporzionale e tutelare i singoli partiti in caso di pareggio politico. La seconda riunione dei tecnici della coalizione di governo – arrivata subito dopo la convocazione domenicale – ha confermato l’impalcatura degli emendamenti in vista della scadenza per il deposito in commissione Affari Costituzionali. Tra i punti di svolta dell’ultimo testo: Addio alla norma “taglia-cespugli”: Nella versione licenziata dalla Camera si prevedeva che solo la prima forza politica sotto il 3% potesse portare in dote i propri voti alla coalizione, lasciando le altre senza eletti né peso nazionale. Una clausola finita subito nel mirino per evidenti dubbi di costituzionalità, dei quali era stato informato anche il Quirinale. La sua cancellazione punta ora a rendere meno turbolento l’iter legislativo. Ritorno parziale delle preferenze: Dopo essere saltate a Montecitorio per un solo voto, le preferenze rientrano nella bozza. Il capolista resta bloccato, ma la rappresentanza alternata di genere subisce un netto ridimensionamento: non sarà vincolante né per i capolista né per le liste di partito, restando prevista solo nel listino del premio circoscrizionale. L’opzione di introdurre un secondo turno di ballottaggio – sponsorizzata durante l’estate da Marcello Pera – rimane un’arma a doppio taglio. Sul piano strettamente politico permetterebbe al centrodestra di richiamare al “voto utile” l’elettorato di Futuro Nazionale guidato da Roberto Vannacci, senza dover necessariamente stringere un’alleanza strutturale preventivamente. Dal punto di vista tecnico, tuttavia, tra premi collegati ai listini e il meccanismo della doppia votazione per Camera e Senato, le incognite restano altissime. Per questo motivo, di fronte a rilevazioni demoscopiche non del tutto favorevoli al centrodestra, settori di Forza Italia e Lega guardano con crescente interesse alla tutela offerta dall’attuale impianto normativo. E se la presidente Meloni continua a professare in pubblico e in privato di preferire «una netta sconfitta a un ambiguo pareggio», la strategia dominante nel vertice sembra quella di allungare i tempi: presentare gli emendamenti ma spingere affinché il testo arrivi al dibattito in Aula sguarnito di relatore. In questo scenario, gli emendamenti approvati in commissione decadrebbero automaticamente, facendo ripartire il confronto direttamente dal testo base. Il calendario prevede l’approdo nell’emiciclo per il 9 settembre, con l’obiettivo di arrivare al voto finale entro il 15. Le manovre attorno al ballottaggio e alla riscrittura delle regole del gioco hanno immediatamente innescato una scia di polemiche e reazioni al veleno all’esterno del perimetro di governo. Roberto Vannacci ha affidato ai propri canali social un commento al fulmicotone che tradisce la preoccupazione per la mossa del centrodestra: «Si parla di ballottaggi, di nuove formule elettorali, di meccanismi capaci di mettere al riparo il centrodestra dal rischio rappresentato da Vannacci. Se siamo così irrilevanti, perché tanta fretta di cambiare le regole?
Durissimo l’attacco sferrato dalla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein , che ha messo in diretta contrapposizione le schermaglie tattiche della maggioranza con la sofferenza economica dei cittadini, citando i recenti dati diffusi dal Sole 24 Ore: «Mentre le famiglie italiane pagano di tasca propria l’incompetenza di questo governo – con il carburante alle stelle, i generi alimentari che arrivano a sfiorare il +30% in cinque anni e le bollette più care d’Europa – Meloni pensa soltanto a cambiare la legge elettorale per le proprie convenienze»
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