Lega, Salvini disinnesca la resa dei conti in Lombardia

Riunione fiume a via Bellerio: il segretario ascolta i critici, rivendica risultati e chiede unità. Ma le tensioni nordiste restano

ROMA – Matteo Salvini supera indenne quello che, alla vigilia, era stato descritto come il primo vero banco di prova del suo rapporto con la Lombardia, la storica roccaforte della Lega e oggi anche il principale epicentro del malessere interno. Il direttivo regionale convocato a sorpresa si trasforma in una lunga seduta di ascolto: oltre tre ore di interventi, molti dei quali critici, che il segretario sceglie di non interrompere. Salvini apre il suo intervento — circa 45 minuti — con un messaggio che vuole essere rassicurante: «Sono aperto e disponibile al dialogo, ma non alle divisioni». Una postura definita da alcuni presenti come “modalità zen”, utile a stemperare la tensione e a evitare che il confronto degenerasse in una resa dei conti. Al centro del dibattito, ancora una volta, le richieste della base lombarda: più autonomia, più attenzione ai territori, più battaglie identitarie. Secondo molti dirigenti, il Nord si sente poco ascoltato. Salvini prova a ribaltare la percezione, rivendicando risultati concreti: 30 miliardi per le opere dell’alta velocità Milano Venezia e Milano Genova, avanzamento dell’autonomia, federalismo fiscale con coperture, oltre 200 sindaci in Lombardia e 548 in Italia. E rilancia: «Alle prossime politiche punto a una Lega sopra il 10%. Se gli alleati lo chiederanno, potrei tornare al Viminale». Il segretario promette una linea più dura nei confronti degli alleati quando ostacolano le battaglie identitarie del partito. E guarda a Pontida, dove si aspetta «migliaia di partecipanti», come prova di forza e di unità. Il direttivo lombardo arriva dopo giorni di tensioni, alimentate anche dalla bozza di statuto per un nuovo partito federalista condivisa dal governatore Attilio Fontana in una chat interna. Non una scissione, ma un segnale politico. Il segretario regionale Massimiliano Romeo, vicino alla componente storica del partito, difende Fontana: «Era un modo per manifestare il malessere dei territori». La sua elezione alla guida della Lega lombarda ha rafforzato il peso della corrente nordista nel dibattito strategico. Consapevole del rischio, Salvini insiste sull’unità: «Non perdiamo tempo con le ricostruzioni dei giornali. Abbiamo tante cose da fare». Un tentativo di depotenziare politicamente lo scontro, presentandolo come un normale confronto programmatico e non come l’avvio di una fase congressuale. Il direttivo certifica che il dibattito è reale e attraversa la regione simbolo della Lega. Le richieste delle segreterie provinciali — più autonomia, più Nord, più identità — difficilmente si esauriranno con un appello all’unità. La resa dei conti è rimandata, non cancellata.

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