Le tre condizioni di Trumpper la transizione “morbida”

Sarebbero tre le richieste avanzate dall’amministrazione statunitense al presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez, già vice di Nicolas Maduro, per arrivare ad una gestione pacifica della transizione nel Paese sudamericano e scongiurare un secondo intervento militare.
A rivelare il contenuto delle richieste della Casa Bianca è il quotidiano statunitense Politico che, grazie ad un contatto in esclusiva con due esponenti dell’amministrazione, ha messo nero su bianco i desiderata di Washington trasmessi a Caracas. In estrema sintesi gli Stati Uniti chiedono l’espulsione degli agenti – così vengono definiti – cubani, iraniani e di altri Paesi ostili a Washington presenti in Venezuela; una maggiore repressione dei traffici di droga destinati al mercato statunitense e, soprattutto, l’interruzione delle forniture petrolifere a nazioni ritenute ostili o potenzialmente pericolose per gli interessi geo-strategici americani.
Un punto, quest’ultimo, ribadito dallo stesso Trump in tutti gli interventi dedicati alla questione venezuelana, ad iniziare dalla conferenza stampa in cui ha commentato la cattura di Nicolas Maduro: in quella occasione la parola “oil” – petrolio – è stata tra quelle più ripetute dall’inquilino della Casa Bianca.
L’accettazione di queste tre richieste da parte della presidente ad interim Rodriguez – richieste che, di fatto, significherebbero anche l’apertura alle imprese statunitensi del settore petrolifero venezuelano – rappresenterebbe il primo passo verso una pacifica transizione: a questo, infatti, dovrebbero seguire elezioni politiche e il passo indietro della stessa Rodriguez.
Quando tutto ciò dovrebbe avvenire resta, però, un’incognita, come riconoscono le stesse fonti citate da Politico, secondo cui alla presidente venezuelana non è stato dato alcun termine entro cui accettare le richieste statunitensi, così come l’invocato appuntamento con le urne resta al momento assolutamente vago e rimandato ad un futuro ancora lungi da venire.
Del resto nell’intervista rilasciata alla Nbc News il presidente statunitense ha dichiarato che prima di organizzare elezioni in Venezuela «ci vorrà tempo», perché prima di pensare ad un appuntamento elettorale bisogna lavorare per «risanare il Paese, non c’è modo che la popolazione possa votare». Trump, infine, ha sottolineato che gli Stati Uniti non sono in guerra con il Venezuela.
Intanto proprio quella che molti vedevano come una possibile protagonista dell’appuntamento elettorale, Corina Machado, è stata “bruciata” da Trump, che la definita non adeguata perché priva di consenso popolare. E del resto la stessa Machado ha dichiarato alla stampa di non avere contatti con il presidente Usa dallo scorso ottobre.
A questo proposito determinante per la decisione di Trump di non scommettere su Machado si sarebbe rivelato un dossier della Cia: il documento ha individuato proprio negli esponenti moderati del regime bolivariano le figure in grado di gestire una transizione morbida in Venezuela.

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