Le Idf si ritirano, la marcia dei gazawi verso le rovine

Una lunga colonna di uomini e donne di ogni età, accompagnati da numerosi bambini, si è messa in marcia ieri mattina in direzione nord, verso le aree urbane della Striscia di Gaza occupate fino a poche ore prima dall’esercito israeliano. Una marcia verso case, scuole ed ospedali che, nella stragrande maggioranza, ormai non esistono più, rase al suolo da due anni di bombardamenti a tappeto dell’aviazione israeliana. Accompagnati, negli ultimi mesi, dall’invasione via terra.
È questa la conferma più forte ed evidente dell’entrata in vigore del cessate il fuoco, siglato mercoledì in Egitto tra i rappresentanti di Israele ed Hamas. Una fine dei combattimenti che ha dovuto attendere la ratifica del governo israeliano, arrivata solo nella notte tra giovedì e venerdì. Profonde lacerazioni all’interno dell’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu hanno costretto ad una trattativa serrata, stante l’ostilità dei partiti della destra religiosa ad ogni forma di accordo che comportasse la sospensione delle ostilità prima di una “vittoria definitiva”. Soluzione perseguita a lungo dallo stesso Netanyahu, ma rivelatasi infine un miraggio irragiungibile.
Nella mattinata di ieri è dunque iniziato il ripiegamento dell’esercito israeliano sulla “linea gialla”, come è definita dal Piano Trump la nuova linea di dispiegamento delle forza armate di Tel Aviv. Una linea che taglia quasi a metà la Striscia, lasciando sotto pieno controllo israeliano numerosi punti strategici, dalla periferia orientale di Gaza City ad ampie porzioni delle aree meridionali di Rafah e Khan Yunis e, soprattutto, l’intero confine della Striscia, ad inziare dagli strategici valichi con l’Egitto, al momento una via di accesso per gli aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese.
Alcune unità dell’esercito israeliano sono state completamente ritirate dalla Striscia, mentre altre sono state semplicemente riposizionate all’interno dell’area ancora sotto controllo israeliano. Il riposizionamento dell’esercito israeliano è stato completato intorno alle 12 di ieri.
L’intesa raggiunta in Egitto non ha impedito che nella Striscia di Gaza si continuasse a morire: a poche ore dall’entrata in vigore del cessate il fuoco almeno quattro civili palestinesi sono stati uccisi da un bombardamento israeliano, mentre un soldato di Tsahal è rimasto vittima di un cecchino di Hamas.

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