Il Messico si conferma nella storia del calcio come l’unica nazione ad aver ospitato due volte i Mondiali in soli sedici anni. Dopo l’edizione del 1970, il paese centroamericano si trovò a organizzare nuovamente la competizione nel 1986, sostituendo la Colombia che dovette rinunciare per problemi economici. Fu un torneo che regalò momenti indimenticabili, contraddistinto dal trionfo di un uomo solo: Diego Armando Maradona.
La competizione prese il via il 31 maggio con la partita inaugurale tra Italia e Bulgaria allo stadio Azteca di Città del Messico, terminata 1-1. I campioni del mondo in carica furono subito messi alla prova dall’altitudine e dalle difficili condizioni ambientali che caratterizzarono l’intero torneo. Le temperature elevate e l’aria rarefatta delle città messicane rappresentarono una sfida per tutte le nazionali partecipanti.
Il girone dell’Argentina vide la squadra di Carlos Bilardo iniziare con una vittoria per 3-1 contro la Corea del Sud, grazie a una prestazione convincente di Maradona. Ma fu negli ottavi di finale che il torneo entrò nel vivo. L’Uruguay fu eliminato dall’Argentina con un secco 1-0, preludio di quello che sarebbe accaduto nei turni successivi.
I quarti di finale regalarono emozioni straordinarie. Il 22 giugno, allo stadio Azteca, si consumò una delle partite più controverse e memorabili della storia del calcio: Argentina-Inghilterra. L’incontro era carico di tensioni extra-sportive per la recente guerra delle Falkland-Malvinas. Maradona segnò due gol che rappresentano l’essenza stessa del calcio nelle sue contraddizioni: il primo, passato alla storia come “la mano de Dios”, fu un gol irregolare segnato colpendo il pallone con il pugno; il secondo, appena quattro minuti dopo, venne definito “il gol del secolo”. Partendo dalla propria metà campo, il Pibe de Oro superò sei giocatori inglesi in una serpentina irripetibile, depositando la palla in rete. L’Argentina vinse 2-1.
Nello stesso turno, la Francia eliminò il Brasile ai rigori dopo un thrilling 1-1, mentre il Belgio sorprese la Spagna vincendo 5-4 ai supplementari in una partita folle. La Germania Ovest superò il Messico padrone di casa sempre ai rigori, spegnendo i sogni di un’intera nazione.
La semifinale tra Argentina e Belgio, disputata il 25 giugno, vide ancora protagonista Maradona. Il capitano albiceleste segnò due gol meravigliosi nel 2-0 finale, confermandosi il trascinatore assoluto della sua nazionale. Nell’altra semifinale, la Germania Ovest batté la Francia 2-0, guadagnandosi l’accesso alla finale.
Il 29 giugno 1986, sempre allo stadio Azteca davanti a 114.600 spettatori, si disputò la finale tra Argentina e Germania Ovest. L’Argentina dominò per gran parte della gara, portandosi sul 2-0 grazie ai gol di Brown e Valdano. I tedeschi, con la grinta che li contraddistingue, rimontarono pareggiando 2-2 con Rummenigge e Voeller. Quando tutto sembrava destinato ai supplementari, all’83’, Maradona servì un assist perfetto a Burruchaga che, solo davanti al portiere Schumacher, siglò il definitivo 3-2.
L’Argentina conquistava il suo secondo titolo mondiale dopo quello del 1978, ma questa volta senza le polemiche del regime militare. Maradona aveva guidato la sua nazionale verso la gloria con prestazioni leggendarie, vincendo il Pallone d’Oro del torneo e diventando un’icona planetaria.
Il Mondiale messicano del 1986 rimane nella memoria collettiva non solo per il trionfo argentino, ma per aver rappresentato l’apoteosi del talento individuale in un’epoca in cui il calcio stava diventando sempre più tattico e collettivo. Fu l’ultimo torneo in cui un singolo giocatore poté davvero fare la differenza assoluta, trascinando una nazionale intera sulle proprie spalle.

