L’allerta dell’intelligence Usa su violazioni umanitarie delle Idf

L’amministrazione Biden, già alla fine del 2023 era al corrente che fonti di intelligence statunitensi avevano raccolto informazioni secondo cui «gli avvocati militari israeliani avevano avvertito che c’erano prove che avrebbero potuto supportare le accuse di crimini di guerra contro Israele per la sua campagna militare a Gaza». A preoccupare l’intelligence Usa il fatto che in molte operazioni delle Idf erano impiegate armi statunitensi o, comunque, era stato fornito supporto d’intelligence.
A rendere note queste segnalazioni è un’inchiesta dell’agenzia Reuters, che nel corso degli ultimi mesi ha raccolto le dichiarazioni di nove ex funzionari dell’amministrazione Biden, sei dei quali a diretta conoscenza dei report dei servizi di intelligence sul conflitto nella Striscia di Gaza.
In seno all’amministrazione si è così aperto un dibattito sulla possibilità che le Idf avessero compiuto crimini di guerra. E sul possibile coinvolgimento degli Stati Uniti per il sostegno fornito alle forze armate di Tel Aviv. «Il dibattito americano sulla questione se gli israeliani avessero commesso crimini di guerra a Gaza – si legge nel report della Reuters – si è concluso quando avvocati di tutto il governo statunitense hanno stabilito che era ancora legale per gli Stati Uniti continuare a sostenere Israele con armi e intelligence perché gli Stati Uniti non avevano raccolto prove proprie che Israele stesse violando il diritto dei conflitti armati».
In buona sostanza è stata accetatta la tesi secondo cui «le informazioni e le prove raccolte dagli stessi Stati Uniti non dimostravano che gli israeliani avessero intenzionalmente ucciso civili e operatori umanitari o bloccato gli aiuti, un fattore chiave per la responsabilità legale».
Il timore di molti funzionari statunitensi era che l’accertamento di una simile eventualità avrebbe costretto Washington a sospendere gli aiuti militari ad Israele, finendo così per rafforzare indirettamente la posizione di Hamas. È così prevalsa in seno all’amministrazione Biden la linea della continuità: prosecuzione del sostegno militare e di intelligence in favore di Israele e nessun cenno a possibili crimini di guerra compiuti dalle Idf nella Striscia di Gaza. Una posizione che, tuttavia, non è stata indolore: «la decisione di mantenere la rotta – si legge ancora nel report Reuters – ha esasperato alcuni degli interessati, i quali ritenevano che l’amministrazione Biden avrebbe dovuto essere più decisa nel denunciare i presunti abusi di Israele e il ruolo degli Stati Uniti nel consentirli, hanno affermato ex funzionari statunitensi».
Il tema dei possibili crimini di guerra commessi dall’esercito israeliano a Gaza era stato discusso in seno all’amministrazione Biden prima ancora che i report dell’intelligence sollevassero la questione: «alcuni avvocati del Dipartimento di Stato, che sovrintende alle valutazioni legali della condotta militare straniera, avevano ripetutamente espresso preoccupazioni al Segretario di Stato americano Antony Blinken sul fatto che Israele potesse commettere crimini di guerra». A dispetto di questi avvertimenti, risalenti al dicembre 2023, non c’è mai stata alcuna formalizzazione in tal senso.
L’agenzia Reuters sottolinea come, stando alle fonti consultate, al momento del cambio alla Casa Bianca questi elementi di intelligence sono stati trasmessi ai funzionari dell’amministrazione Trump, ma questi «hanno mostrato scarso interesse per l’argomento».

Torna in alto