La Uefa nella bufera: 5 squadre israeliane giocano in colonie dichiarate illegali

Il canton Vaud (cantone svizzero che vede Losanna come capitale) va allo scontro con la UEFA sul conflitto israelo-palestinese. Il Gran Consiglio ha approvato una risoluzione con la quale chiede di verificare la compatibilità della presenza di Israele nelle associazioni membro della Federcalcio europea con i requisiti che consentono alla UEFA di beneficiare di esenzioni fiscali all’interno della Svizzera. Se queste esenzioni non fossero più concesse, la UEFA si troverebbe ad affrontare costi aggiuntivi per circa 30 milioni di euro annui in più. «L’Uefa ha la propria sede a Nyon. In quanto federazione internazionale, beneficia da tempo, nonostante l’importante attività commerciale che svolge, di un’esenzione fiscale, concessa per il motivo specifico che le federazioni sportive internazionali svolgono un ruolo importante nella promozione della pace e nella lotta contro il razzismo e la discriminazione», si legge nella risoluzione del Gran Consiglio del canton Vaud.
«Per molto tempo l’Uefa ha posto queste preoccupazioni al centro delle proprie decisioni. Il suo impegno per la pace è stato ad esempio tra le motivazioni citate a sostegno delle sanzioni adottate dall’organizzazione dopo l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia. Tuttavia, si deve constatare che oggi questo obiettivo non viene perseguito in relazione alla minaccia vitale per la pace rappresentata dal conflitto israelo-palestinese», prosegue il testo della risoluzione. Secondo il Gran Consiglio, la «Israel Football Association (IFA), membro dell’Uefa, conta tra i propri affiliati almeno cinque club la cui sede e attività si trovano in colonie situate nei territori palestinesi occupati. Queste colonie sono state dichiarate illegali dalla Corte Internazionale di Giustizia e dovrebbero essere evacuate».
Il testo denuncia inoltre che diversi club avrebbero adottato «pratiche discriminatorie che impediscono il tesseramento di giocatori e giocatrici palestinesi o la partecipazione di tifosi palestinesi. Questi comportamenti, approvati sia dall’IFA sia dalle più alte autorità governative israeliane, si inseriscono nella continuità di pratiche riconducibili al crimine di apartheid».

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