È indubbio che il conflitto russo-ucraino abbia recato gravi danni al settore marittimo italiano. Per comprendere meglio alcuni aspetti, ai più poco noti, abbiamo intervistato Luca Sisto, direttore generale di Confitarma.
Come ha reagito il suo settore alla crisi russo-ucraina e alla crisi che ha investito il Mar Rosso?
«Innanzitutto, il nostro primo pensiero va a tutti i caduti ed i feriti di questo tragico conflitto. Dal punto di vista marittimo e con atto di responsabilità il Cism ha deciso di inibire alle navi battenti bandiera italiana il Mar Nero. Questo ha comportato difficoltà enormi a livello competitivo, mentre con altre bandiere avrebbero potuto compiere tale tratta. Un atto di responsabilità per la sicurezza dei nostri equipaggi. Da segnalare però la creazione di rotte nuove “rerouting”. Mi piace sottolineare che la flotta italiana ha rispettato le sanzioni attenendosi alle disposizioni internazionali. Il fenomeno della “flotta ombra” che si è generato dopo il conflitto è da noi attenzionato poiché non sono navi sicure e spesso non assicurate pongono problemi ad un settore sano come è il nostro».
Se potesse dare un suggerimento al governo italiano su come potenziare il settore quale darebbe?
«Il settore è vivo, può esprimere ancora enormi potenzialità. Noi di Confitarma, sempre attenti e ligi alle disposizioni governative, al massimo ci permettiamo di fare un appello che vada verso la semplificazione normativa del nostro navigare. Non una deregolamentazione, ma una regolamentazione che ci consenta di navigare fino al 2050 in un momento di enorme trasformazione come, ad esempio, la transizione verde pesantissima anche dal punto di vista economico. Vorremmo avere la possibilità di navigare essendo competitivi per i mari del mondo. Alcune regole, certe classi amministrative e procedure non hanno riscontri in tantissimi Paesi del mondo e questo ci pone dei problemi sul piano competitivo. Un’attenzione particolare al processo di semplificazione sul regime amministrativo della navigazione italiana».
Per dicembre è prevista l’uscita del Ddl sulla legge portuale italiana, quali sono gli auspici e le aspettative di Confitarma?
«Bisogna sottolineare che come Confitarma non abbia mai posto problemi e richieste. Stiamo aspettando l’uscita formale del testo della legge portuale italiana, la legge 84/94 poi riformata dal ministro Delrio necessita di essere un po’ rivista. L’idea che dal centro vengano delle indicazioni a tutela del settore nazionale non ci sembra sbagliata, anzi, una programmazione corretta dal centro potrebbe evitare le tante sovrapposizioni intraportuali. Quello che potremmo chiedere in qualità di utenti del porto e che l’armamento nazionale, che conosce benissimo la realtà portuale nazionale, possa essere ascoltato negli organi governativi che si occupano dei porti nazionali».
Quale è la sua posizione sul Piano del Mare?
«Abbiamo fatto un grande lavoro con il ministro Musumeci con il primo piano che adesso è arrivato alla sua fine triennale. Stiamo lavorando con la struttura del ministro e il dipartimento alla stesura e alla revisione del nuovo Piano del Mare dopo una colossale opera di ascolto che è stata portata avanti in modo sistemico. Una scelta importante poiché abbiamo sentito il parere di tutti gli operatori del mare, gli stakeholder, organizzazioni, le industrie, in sintesi tutte le organizzazioni che si occupano del mare.
Il Ministero del Mare ha questa sua visione strategica importante che indirizza il Paese verso una scelta che ogni singola amministrazione competente prenderà nel suo ambito. Il ministro Musmeci ci ha guidato in questo ascolto e nella stesura del nuovo Piano del Mare che, speriamo, possa dare a questo Paese la centralità dell’importanza delle vie del mare, del mare in quanto tale, anche per le risorse che possiede e soprattutto per le vie di comunicazioni per la nostra nazione che dipende del tutto dal libero accesso alle rotte marittime».

