La mancata elezione della figlia Rosaria (nella foto) per Pasquale Aliberti non è stata solo una sconfitta elettorale ma la presa di coscienza che stava finendo un ciclo. Lontani tempi in cui con una valanga di voti veniva confermata in Consiglio regionale la moglie Monica Paolino. Vennero poi i guai giudiziari dai quali Aliberti è uscito indenne (il processo è però tornato in Appello su decisione della Cassazione) , tra l’altro senza che la famiglia venisse abbandonata al proprio destino politico da Forza Italia. Al punto che fu proprio Monica Paolino, ancora consigliere regionale, a indicare il candidato sindaco di Forza Italia nelle elezioni della prima vera del 2019. La scelta cadde sul medico Antonio Fogliame che però perse contro Salvati, candidato di Fra- telli d’Italia.
Ma nessuna notte è eterna e per Pasquale Aliberti tornò il tempo della rivincita nonostante il mancato ritorno della moglie Monica in Consiglio regionale alle elezioni del 2020.
Nella primavera del 2023 viene rieletto sindaco di Scafati sempre con Forza Italia e l’anno successivo candida alle elezioni regionali la figlia Rosaria. Stavolta però non basta farsi carico per intero della campagna elettorale della ragazza che viene superata nettamente da Roberto Celetto (eletto) e da Lello Ciccone, forte di un ottimo consenso conquistato, ma sconfitto per la terza volta consecutiva alle regionali. Davvero troppo per Aliberti che davvero non ce la fa ad accettare la sconfitta che addebita a un sostegno tiepido dei militanti del partito che però da tempo avevano deciso di puntare in maggioranza su Roberto Celano, nuovo coordinatore provinciale. E così si arriva alla decisione di ieri pomeriggio nonostante Forza Italia lo abbia candidato, per il centrodestra, alla presidenza della Provincia. In fondo si dimette dal nulla perché in Forza Italia non esiste la carica di presidente provinciale . E in Forza Italia c’è chi fa notare che in pochi mesi è la terza volta che Aliberti si dimette (a parte le minacciate dimissioni da sindaco) e l’impressione è che stavolta nessuno lo pregherà di ripensarci. E il rischio è che gli avver- sari interni in Comune senza più la difesa di un partito gli salteranno addosso per sfiduciarlo, pagando così l’ossessione per le ambizioni politiche della famiglia.. E a poco servirà la solidarietà espressa dai parlamentari Annarita Patriarca e Pino Bicchieli che in due note separate invitano ad una nuova fase di Forza Italia in Campania. Dimenticando, la prima di essere stata “recuperata” alla politica con la candiatura alle regionali nel 2020 su esplicita richiesta di Fulvio Martusciello e il se- condo di essere entrato da poco più di un anno in Forza Italia, dopo aver cambiato più volte casacca,e di essere stato “accolto” nel partito da Paolo Barelli, ex capo- gruppo Fi alla Camera, tra i più vicini ad Antonio Tajani. Vicino come Fulvio Martusciello che Bicchielli e Patriarca si illudono di spodestare.

