La “marmelada” tra i padroni di casa ed il Perù: ecco come andarono i fatti

Le due gare, tra Argentina e Perù e tra Polonia e Brasile non vengono giocate in contemporanea. La FIFA opta per le 16:45 come orario dei verdeoro, quello delle 19:15 per l’Albiceleste. La motivazione? Problemi televisivi e di vendita dei biglietti: La federazione brasiliana ci proverà in tutti i modi a chiedere di far disputare una sfida così delicata allo stesso orario, rispetto alla consuetudine. Sarà infatti solamente dal torneo successivo del 1982 che le sfide decisive verranno disputate contemporaneamente.
Il Brasile invocava un cambio di orario – nonostante le fasce orarie vennero decise ben prima dell’inizio del Mondiale – evidenziando come l’Argentina avrebbe saputo in anticipo il numero di goal che avrebbe dovuto segnare per passare il turno. Davanti al no della FIFA, il Brasile scenderà in campo alle 16:45, battendo la Polonia per 3-1. La differenza reti è dunque di +5, mentre l’Argentina padrona di casa ha un +2 su cui contare in vista del match contro il Perù. Allo Stadio Gigante de Arroyito di Rosario, il calcio d’inizio è fissato per le 19:15 come previsto. Poco prima del fischio d’inizio, nello spogliatoio del Perù arriva un argentino. Insieme ad uno statunitense. Si tratta dello stesso Videla, insieme ad Henry Kissinger, ex segretario di stato degli USA ed uno degli organizzatori dell’Operazione Condor, massiccio piano di politica estera statunitense nel Sudamerica durante gli anni ’70. Un incontro in cui il dittatore leggerà un messaggio di un altro ‘collega’, il peruviano Francisco Morales Bermúdez. “Videla e Kissinger prima della partita entrarono nel nostro spogliatoio augurandoci buona partita e ricordando i buoni rapporti tra i nostri paesi…”
A raccontare l’incontro tra i giocatori peruviani e i due politici furono German Leguia e José Velásquez. Quest’ultimo, allora 24enne in forza all’Alianza Lima, sarà uno dei titolari a centrocampo al pari di Cueto e Quesada. In attacco a sorpresa c’è Cubillas, così come senza preavviso Roberto Rojas esordisce al posto di Toribio Díaz: “Il tecnico Calderon ci disse che Quiroga, in quanto argentino, non avrebbe giocato. Quando li vidi nella formazione titolare tutto diventò più chiaro…”.
Le dichiarazioni di Velasquez scoperchieranno un vaso di Pandora pregno di sospetti sin da quel 22 giugno 1978. Nonostante il Perù parta bene, colpendo una traversa con Muñante e sfiorando il palo con Juan Carlos Oblitas, le possibilità di vedere l’Argentina eliminata cominceranno a sfaldarsi al minuto 21 con la rete del solito Kempes. Dall’1-0 dell’Argentina, il Perù non si scioglierà rapidamente, chiudendo la prima frazione solamente sotto 2-0 (Tarantini). Nella ripresa, però, cambia tutto. Di nuovo Kempes, dunque Luque, poi Houseman e ancora Luque per un 6-0 che porterà la squadra guidata dal commissario tecnico Cesar Luis Menotti a qualificarsi alla finalissima ai danni del Brasile.
Velasquez, sostituito all’intervallo, racconterà nel 2018 a Trome, a trent’anni dalla sfida, come la partita fosse venduta senza se e senza ma. Sei dei suoi compagni parteciparono al biscotto per permettere all’Argentina di approdare in finale: ne nominerà quattro, ovvero il portiere Ramón Quiroga, oltre a Munante, Manzo e Gorriti, quest’ultimo in campo al posto dello stesso Velasquez.
Accusati da Velasquez, gli ex compagni di squadra negheranno tutto. Quiroga accuserà il vecchio collega di “mancanza di sanità mentale”. Difendendosi: “Non mi sono venduto. Se avessi preso i soldi per tornare indietro, oggi non potrei attraversare Lima e lo faccio senza problemi. Penso ci fossero due goal in fuorigioco, uno di Luque e l’altro, credo, di Tarantini, e l’arbitro, il francese Robert Wurtz, ha guardato dall’altra parte. Poi ho giocato un altro Mondiale e i i tifosi peruviani mi hanno sempre trattato con rispetto. Se avessi voluto perdere, come si diceva, non sarei potuto restare a vivere un altro giorno in questo paese. Tuttavia, vivo qui da più di 40 anni.” Se Quiroga si è difeso, non ha però escluso stranezze da parte degli altri compagni di squadra: “Manzo non ha fermato niente, né lui né la difesa. Al quarto goal argentino, si è spostato e ha lasciato solo il tiratore”. Manzo ha sostenuto che né lui né i suoi compagni di squadra avevano ricevuto denaro, mentre Katia Gorriti, figlia del defunto Gorriti, affermò come le opinioni di Velásquez siano state irrispettose e ingiuste. Avviando un’azione legale nei confronti dell’ex compagno del padre. La sfida tra Argentina e Perù passerà alla storia come la Marmelada (Marmelada Peruana, marmellata peruviana), un altro termine per evidenziare il biscotto, termine con cui in Italia è noto l’accordo tra due team per mettere fuori gioco una terza squadra.

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