La guerra si allarga e raggiunge anche l’Ue

Giunta al suo quarto giorno, la guerra nel Golfo Persico può essere ormai classificata come conflitto regionale, destinato probabilmente ad allargarsi ulteriormente. Mentre continuano incessanti i bombardamenti statunitensi ed israeliani sulle città iraniane – colpito anche uno dei principali ospedali di Teheran – la risposta iraniana si allarga oltre i confini del Golfo e raggiunge, seppur indirettamente, un Paese dell’Unione Europea: almeno un drone ha colpito la base britannica di Akrotiri sull’isola di Cipro.
Il velivolo sarebbe partito dal Libano, nazione che vede riaccendersi il conflitto tra Israele ed Hezbollah; fin dalle prime fasi della guerra l’aviazione israeliana ha colpito bersagli nelle regioni meridionali del Paese, cui ha fatto seguito il lancio di razzi verso il territorio israeliano. Altro Paese ad essere travolto dal conflitto è l’Iraq, dove le milizie filo-iraniane hanno lanciato una serie di attacchi contro le basi militari statunitensi, sostenendo sul terreno l’azione della forza missilistica iraniana. A questo si sommano le proteste di piazza della maggioranza sciita della popolazione seguite all’uccisione dell’imam Khamenei; proteste che hanno visto anche il tentativo di assaltare l’ambasciata americana a Bagdad.
A questo, poi, vanno ad aggiungersi gli attacchi missilistici condotti dall’Iran contro le nazioni del Golfo che ospitano le basi statunitensi: la pressione sulle petromonarchie diventa di giorno in giorno più forte ed evidenzia la fragilità dei loro apparati militari, a dispetto degli investimenti miliardari di questi anni. Al momento le perdite aeree statunitensi sono frutto proprio dell’azione degli alleati: ieri tre velivoli da combattimento F 15 sono stati abbattuti da missili kuwaitiani.
Gli Stati Uniti fanno i conti anche con le prime vittime, quattro al momento, con Trump costretto ad ammettere che ce ne saranno altre.
L’inquilino della Casa Bianca, pur continuando a mostrarsi ottimista, ha detto che il conflitto potrebbe durare almeno tre/quattro settimane, arrivando a non escludere la possibilità dell’impiego di forze di terra in una campagna in territorio iraniano.
Alla Casa Bianca, intanto, più di un esponente dell’amministrazione inizia a sollevare dubbi sull’opportunità di lanciare una operazione militare dall’esito incerto in un anno elettorale, dubbi alimentati anche dai primi sondaggi: secondo una rilevazione Reuters/Ipsos solo un americano su quattro approva l’azione militare contro l’Iran, mentre circa il 50% ritiene Trump troppo propenso a far ricorso alla guerra.

Torna in alto